Vorrei che non perseguitassi chi la pensa differentemente da te, magari usando come testa di ariete le grandi adunate giovanili: anzi, perché non sciogli i papa boys e non metti a tacere il loro entusiasmo fanatico, così lontano dall'affetto che si deve a un padre?
Vorrei tanto che nella tua chiesa si chiudesse questa pagina quasi trentennale in cui i tuoi collaboratori hanno impartito lezioni, dato ordini, minacciato e confermato scomuniche. Quanti passi indietro da quel tuo predecessore che ci fece stupire con la luna nel cielo di Roma! Vorrei che non si vomitasse odio e intolleranza sugli omosessuali, i divorziati, i preti sposati, le donne che hanno abortito, i giovani e i meno giovani col profilattico. Come puoi condannarne l'uso nelle regioni devastate dall'AIDS e dalle altre patologie sessualmente trasmissibili? L'astensione dai rapporti sessuali? In paesi dove fare analisi del sangue è un sogno? Piantiamola con l’ipocrisia!
Vorrei che non si sospendesse a divinis don Vitaliano solo perché è andato al Gay Pride e partecipa ai movimenti non graditi al potere. E ancora vorrei che non si perseguitasse più un vecchio gesuita colpevole solo di parlare di pluralismo religioso. Anche perché tanto ha fatto il tuo immediato predecessore nel campo del dialogo ecumenico ed interreligioso, ma come si fa ad invitare un rappresentante del mondo riformato all’apertura della Porta Santa nel Giubileo del 2000? Non capisci che per lui quell’invito è solo fonte di imbarazzo? Come per un musulmano andare ad un banchetto a base di porchetta e salsicce!
Vorrei che parlassi di pace, ma fossi in grado di riscrivere il Catechismo della Chiesa cattolica che ammette ancora la guerra giusta (sic!) e la pena di morte giusta (sic!) e dovresti dare una bella strigliata anche nelle tue parrocchie, dove si continua a predicare l’odio per l’Islam e per le altre religioni: magari fa un salto nella parrocchia del mio quartiere così ti rendi conto meglio.
Vorrei che continuassi a denunciare la fame nel mondo e l’odioso debito estero che oltraggia tanti paesi poveri, ma tira pure le orecchie ai tuoi collaboratori rosso porpora che flirtano con i produttori di ogm. Ma soprattutto vorrei vederti dubbioso, impaurito, un po’ spiazzato nei momenti difficili della tua vita di fede e della Chiesa, come deve essere ogni uomo, come pieno di dubbi e di paura fu Gesù di Nazareth nella preghiera dei Getsemani e sulla croce. Insomma allontana dai nostri occhi l’immagine dell’uomo vincente e sicuro di sé, che rassomiglia troppo al prototipo di una pubblicità di profumi maschili e troppo poco al percorso faticoso e pieno di ostacoli di un uomo di fede.
Ti auguro di rimanere solo, Santità, e non mi fraintendere: vorrà dire che hai avuto il coraggio profetico di chi non cede supinamente alle mode popolari e ai potenti. Vorrei vederti in visita pastorale in una parrocchia, arrivare col tuo seguito e trovare chiuso e deserto il posto: e una perpetua scocciata che ti apostrofa dicendo “Santità, ma oggi è domenica e il parroco è andato alla partita! Che ci è venuto a fare lei qui!”
E quando in sala Nervi rimarrai solo, il mercoledì, all’udienza papale, fra due alabarde appoggiate al muro (mercoledì, giornata di coppa anche le guardie svizzere vanno allo stadio) non ti abbattere guardando il vuoto davanti a te. Guarda dietro di te! I discepoli seguono sempre il Maestro. Davanti a sé Gesù trovò le folle osannanti di Gerusalemme, quelle stesse che gridarono a Pilato di crocifiggerlo. Dietro di te troverai, invece, una folla immensa, una Chiesa fatta di scomunicati e di teologi della liberazione, di omosessuali e di gesuiti perseguitati, di “eretici” e di preti sposati, di zapatisti e di “scismatici”, di rappresentanti delle religioni afro e di new global, di lesbiche e di marxisti. Insomma quella Chiesa che in questi anni è stata sempre perseguitata e insultata. In quel momento ti ricorderai che le prostitute e i pubblicani ti precederanno nel Regno dei cieli. E saranno loro, quando arriverai alla porta della casa celeste, a distrarre il portinaio e ad intercedere con il Padre perché “nonostante tutto è stato un povero cristo come tutti noi”.
Buon lavoro Santità.
Andrea Fedeli - Roma anfede@tiscali.it
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