1) Sì al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, sì ad un'"ora delle religioni" nei programmi scolastici, sì all'eutanasia.
I dati della terza ricerca Eurisko commissionata dalla Chiesa valdese parlano chiaro: gli italiani sembrano essere più secolarizzati e laici di quanto comunemente si supponga. I dati resi pubblici nel corso di una conferenza stampa svoltasi stamattina alla sede Eurisko di Roma, sono stati presentati dalla moderatora della Tavola valdese, la pastora Maria Bonafede e da Paolo Naso, coordinatore della Campagna 8 per mille delle chiese valdesi e metodiste.
Il 65% è favorevole al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Il 67% afferma di "cercare di capire le indicazioni della Chiesa cattolica" su materie di ordine sociale e politico, ma alla fine "agisce secondo la propria coscienza".
"Prese di posizione che sorprendono, specialmente se si considera che l'82% del campione si dichiara cattolico" ha affermato Paolo Naso. Tra chi va a messa tutte le settimane, e quindi può essere considerato cattolico praticante, i favorevoli alle coppie di fatto sono sempre più della metà: il 53%. Inoltre, tra i praticanti, il 53% non esclude a priori la possibilità di ammettere l'eutanasia. "In generale nel nostro paese - e in particolare nell'opinione di molti politici - si assume ancora che il tema sia immaturo, se non addirittura tabù. I dati dimostrano che non è così.
"E' importante che il nuovo governo ora prenda atto di questi dati - ha dichiarato Bonafede -. In materia di coppie di fatto, per esempio, la gente ha capito serenamente che nella realtà sociale esiste una pluralità di forme famigliari che necessitano di norme che ne tutelino i diritti. Verrebbe da dire: cari politici, fate qualcosa di laico!".
Di seguito le dichiarazioni di esponenti dei diversi schieramenti:
VALDO SPINI (L'Ulivo), valdese: "Ritengo molto significativi i risultati della ricerca Eurisko. Intanto per il grande spazio che offrono alla evangelizzazione: il 78% degli italiani possiede una Bibbia ma solo il 6% la legge una sola volta alla settimana. Più in generale, emerge come si debba affermare in Italia una vera cultura della laicità in cui si sia capaci di differenziare la spontanea adesione ai precetti della Chiesa cattolica dalla formulazione delle leggi dello stato che devono tenere conto del pluralismo di opinione degli italiani. In altre parole i vescovi devono predicare alle coscienze piuttosto che concepire lo stato come braccio secolare dell'affermazione dell'etica cattolica mentre i segretari di partito non devono volere che la Chiesa dica quello che a loro sembra più opportuno. In definitiva, appare chiaro che il referendum sulla procreazione assistita che toccava argomenti difficili e complessi, non attinenti alla vita della maggioranza delle persone, non è stato di per sé un segnale di confessionalizzazione della società italiana. Al contrario, la società italiana appare percorsa da sensibilità articolate, da questioni e da domande cui lo stato deve rispondere in modo aperto, giusto e solidale".
LUCIO MALAN (Forza Italia), valdese: "Il fatto che due terzi degli italiani ascolti il parere della Chiesa cattolica, ma decida secondo la propria coscienza, dovrebbe rallegrare un po' tutti. Sia una chiesa che cerchi attenzione e consenso più che obbedienza, sia i laici che preferiscano coscienze libere più che persone schierate in questo o quel modo. Sui singoli temi, molto complessi e diversi fra loro, l'orientamento vero può emergere solo approfondendone motivazioni e conseguenze, e ha spesso poco a che fare con la laicità. Ad esempio, la reversibilità della pensione per le coppie di fatto, con i conseguenti abusi, sarebbe un flagello per l'INPS e i suoi iscritti, anche se atei. Quanto all'informazione e alla cultura, c'è una sorta di duopolio: la Chiesa cattolica da una parte e il filone anti cristiano (o anti religioso) dall'altra. Per chi non sta né da una parte né dall'altra è difficile inserirsi, anche perché è un mondo frammentato. È un grosso problema culturale".
GIUSEPPE GIULIETTI (l'Ulivo): "Si tratta di una ricerca condotta con serietà e rigore, che mette in crisi molti luoghi comuni spacciati troppo spesso per verità. Mi auguro che il sistema dell'informazione voglia dare il giusto risalto a questo significativo contributo che viene da una delle chiese più civili e rispettose della reciproca autonomia tra chiesa e Stato. Mi ha particolarmente colpito la richiesta da parte degli italiani di un maggiore pluralismo anche nel settore dell'informazione religiosa. Nell'ambito dei lavori della commissione parlamentare di vigilanza chiederò che vi sia una audizione dei responsabili delle diverse confessioni religiose in merito a questo problema, ma soprattutto dei responsabili delle diverse rubriche religiose del servizio pubblico, per arrivare ad una migliore definizione dei programmi culturali e religiosi nei palinsesti".
DARIO RIVOLTA (Forza Italia): "Il popolo italiano è sempre stato un popolo profondamente laico nell'atteggiamento, pur riconoscendo grande importanza all'esistenza della Chiesa cattolica. Che questo non sia un fenomeno recente, lo dimostrano sia la letteratura - vedi ad esempio Boccaccio e lo stesso Dante -, sia il comportamento quotidiano, a volte perfino libertino. La saggezza popolare riconosce la necessità di una dottrina sociale di matrice religiosa come riferimento a regole generali che non debbano, però, essere troppo invasive della libertà individuale. Un altro esempio in questa direzione è il tema del controllo delle nascite, da sempre osteggiato dalla Chiesa cattolica, ma regolarmente attuato dalla maggior parte degli italiani. In tempi recenti, il moltiplicarsi delle comunicazioni e degli scambi con altri popoli vede anche aumentare il desiderio di conoscenza sincera delle altre abitudini e delle altre religioni. Sarebbe utile se anche la classe politica abbandonasse, in modo trasversale, la sua subordinazione di fatto ai dettami vaticani, cogliendo le esigenze reali espresse dalla popolazione".
FRANCO MONACO (l'Ulivo, vicesegretario della Margherita): "Nutro profonda diffidenza verso le rilevazioni su materie tanto delicate, complesse ed eterogenee. Suggerisco dunque di prenderle con le pinze. Tali materie mal si conciliano con l'obbligata 'leggerezza' delle rilevazioni. Scontando tale decisivo deficit di attendibilità, si possono fare tre rilievi: i risultati non sorprendono, riflettono opinioni e comportamenti che conferiscono alla società italiana un profilo non dissimile da quello dominante nelle società europee e più latamente occidentali; inoltre si conferma un trend che corre sull'ambivalente crinale che separa secolarizzazione (positiva) da secolarismo (negativo), nonché una privatizzazione dell'esperienza morale e religiosa, che, a sua volta, oscilla tra responsabilizzazione della coscienza e bricolage del vissuto etico-religioso; infine si ha conferma di un grande analfabetismo religioso cui si associa una generica domanda di cultura religiosa. Una ragione in più, sia chiaro, per coltivare e qualificare quella domanda, potenziando tutte le occasioni formative e gli strumenti culturali atti a colmare una vistosa insufficienza. A cominciare dalla scuola e dai media".
DANIELE CAPEZZONE (Rosa nel Pugno, segretario dei Radicali italiani). "Il sondaggio realizzato dall'Eurisko per la Tavola Valdese e reso noto oggi è un autentico evento, che apparirà a molti (non a noi) sorprendente. Dai PACS all'eutanasia, dall'insegnamento della storia delle religioni al rapporto con le altre fedi, i credenti italiani si confermano laici, tolleranti, capaci e desiderosi di distinguere tra le loro personali opinioni e la necessaria laicità delle leggi dello Stato. E' sempre più grande la distanza tra gli eccessi e gli estremismi delle attuali gerarchie vaticane e la sensibilità aperta, non impaurita dalla modernità, del popolo dei credenti. Ed è chiaro che aveva ed ha ragione Pietro Prini, a parlare, a questo proposito, di "scisma sommerso", di una separazione invisibile, sotterranea ma nettissima tra la Chiesa intesa come gerarchia e la Chiesa intesa come comunità dei fedeli".
Ricerca EURISKO commissionata dalla Chiesa Valdese Segnalazione di Luigi De Paoli
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