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08 maggio 2008
IL SEGNO DEI GABRIELLI EDITORI
NEWSLETTER DI MAGGIO
in alto
07 maggio 2008
INTERDEPENDENCE
NEWSLETTER N°14
6 maggio 2008
IL CREDENTE IN CRISTO
Chi è il credente in Cristo? Colui che scorge nell'Altro la propria umanità e divinità. Cosa vuole il credente in Cristo? Che l'Altro sia libero da ogni forma di oppressione e pregiudizio. Come opera il credente in Cristo? Con lo strumento della pacificazione e della fedeltà alla Parola. La Chiesa Cattolica crede, vuole e opera come il credente in Cristo? No: quindi la Chiesa Cattolica non crede più in Cristo. I credenti in Cristo hanno l'obbligo di compiere un'opera di correzione fraterna, additare e manifestare che l'attuale Chiesa Cattolica ha ceduto alle tre tentazioni cui il Cristo non ha ceduto.
Concetta Centonze (San Donà di Piave)
Carissimi/e, vi allego una intervista a G. Zagrebelsky, con interessanti esperienze di democrazia "dal basso". Pace e bene, Gigi
LEZIONI DI DEMOCRAZIA: a colloquio con Gustavo Zagrebelsky
di Nello Ajello
In occasione del centocinquantesimo anniversario dell' Unità d' Italia, che cadrà nel 2011, un gruppo di intellettuali ha progettato una serie di iniziative, da rinnovarsi ad anni alterni, che si raccolgono sotto il nome di Biennale Democrazia. A collaborare all' iniziativa sono chiamati la città di Torino e il «Comitato Italia 150», già al lavoro nel capoluogo piemontese. Presidente di Biennale Democrazia è Gustavo Zagrebelsky. Gli abbiamo rivolto alcune domande.
«La prima sessione la terremo l' anno prossimo, dal 22 al 26 aprile: una settimana che incrocia l' anniversario della Liberazione. Sarà una sorta di prova generale delle celebrazioni previste per il centocinquantesimo anniversario dell' Unità d' Italia. Nel 2009 saranno cento anni dalla nascita di Bobbio. Alla base di tutto c' è l' aspirazione a considerare l' intera vicenda risorgimentale non solo nella dimensione statale e territoriale, già interamente realizzata, ma anche in senso etico-politico. Disegno, quest' ultimo, che rientra fra i compiti ancora da perseguire».
Due fasi distinte, dunque, dell' unificazione nazionale. Con quale rapporto fra loro?
«La democrazia è un insieme di aspirazioni mai realizzate una volta per tutte. Già l' unificazione geografica ha creato dei problemi, esemplificati per molti decenni dalla questione meridionale. Ed ecco che essa si presenta, oggi, in una nuova forma: come questione settentrionale. L' una e l' altra "questione" si legano fra loro come fattori confluenti di disgregazione. Ne risulterebbe un paese unificato nel desiderio di scindersi. I fondamenti di legittimità della nostra democrazia sembrano essere entrati in crisi, riducendosi nella pratica a motivi di discordia».
Certo, un bel paradosso. Anche perché risulta chiaro che non si tratta di una mera controversia territoriale, ma di una sostanziale contesa etico-politica.
«Un vero assetto democratico presuppone la tendenziale uguaglianza fra i cittadini. In Italia ci si trova, invece, di fronte a una situazione nella quale - a cominciare dalla disponibilità delle conoscenze - si verifica uno squilibrio crescente, acuito dallo sviluppo delle nozioni tecnologiche. Alla democrazia si contrappone, in molti casi, la tecnocrazia. Ciò riguarda la condizione interna di ciascuno stato, ma anche la democrazia a livello internazionale».
In che modo si presentano, particolarmente in Italia, questi problemi?
«Guardi lo stato in cui versa la scuola. Si cerca di risolverne le difficoltà mediante un approccio di tipo tecnico, privilegiando gli aspetti meramente professionali dell' insegnamento: si pensi, per dirne una, alla trovata delle tre «i», concepita nel 2002 da Silvio Berlusconi: inglese, internet, impresa. Un approccio d' indole esecutiva. La democrazia, invece, richiede cittadini capaci non solo di eseguire, ma anche di decidere che cosa realizzare, perché e come. E' in questa prospettiva che va considerata la sfida che ci pone oggi l' istruzione».
L' immigrazione, accanto ai suoi riflessi positivi, presenta una fisionomia tale da aggravare simili inconvenienti. Come si pensa di farle fronte?
«Occorre integrare gli immigrati in uno stile di vita che non disconosca le loro particolarità, ma si fondi su un ethos minimo condiviso. Esso dovrebbe in primo luogo comportare la comune rinunzia alla violenza, che genera paura».
E viceversa. Ecco un circolo vizioso che va interrotto. Con quali interventi?
«Il vero antidoto è l' adozione di un tipo di sicurezza che non agisca a senso unico, ma quale componente d' un contesto generale. Riferiamoci a una proposta attuale: le ronde. Esse, che pure mirano a un obiettivo di sicurezza, diffondono violenza e moltiplicano la paura. Ciò appunto perché non rappresentano un rimedio di sistema. Risentono, al contrario, di pulsioni esclusive e "di parte"».
So bene che il tema democrazia è inesauribile. Ma quali proposte concrete avanzerete nella prima sessione della vostra Biennale?
«Pensiamo, per cominciare, proprio al coinvolgimento delle scuole. Prenderemo in esame le proposte provenienti dal mondo dell' istruzione: docenti e studenti. Riprodurremo e diffonderemo a Torino esperimenti attuati in altre zone d' Italia».
Può farmi qualche esempio?
«Eccone uno, denominato "le belle tasse": titolo che venne adottato in epoca non sospetta, prima cioè che il ministro Padoa Schioppa affermasse, con una battuta controversa, che "pagare le tasse è bello". L' esperimento si svolse fra gli allievi delle scuole elementari di Roma. A ciascuno scolaro fu assegnato un gruzzolo in monete di cioccolata per finanziare, mediante tassazione, un qualche progetto comune: una festa, una gita, una recita. Nacquero subito, fra i piccoli contribuenti, alcune domande: alla spesa dobbiamo partecipare tutti nella stessa misura, o qualcuno pagherà di più e qualche altro di meno? E ci sarà chi farà il furbo, evitando di contribuire? Sono, "in nuce", i problemi della democrazia fiscale, dal giusto gravame dei tributi all' evasione e all' elusione».
Avete in programma altre iniziative capaci di interessare ampi ceti sociali?
«Progettiamo di promuovere esperimenti di democrazia deliberativa, attraverso discussioni fra cittadini informati. Si fornisce a un campione di persone una serie di dati di conoscenza imparziali su un tema controverso: il voto agli immigrati, poniamo. Dopo aver sottoposto l' argomento a dibattito, si confronteranno i risultati della conversazione con le opinioni iniziali dei partecipanti. E' un esempio dei progetti capillari che confluiranno nelle "lezioni magistrali" previste per la settimana. Ad assistere alle quali inviteremo qualche centinaio di studenti che abbiano partecipato alle iniziative preparatorie. Vorremmo, per ospitarli, predisporre un "campus" con la collaborazione del comune di Torino».
Torniamo ai presupposti ideali di Biennale Democrazia. In quale misura al conseguimento della seconda Unità d' Italia, quella etico-politica, potrebbe essere di ostacolo la funzione che in Italia esercita la Chiesa? Mi riferisco all' interventismo della Santa Sede nelle vicende pubbliche.
«L' unificazione cui pensiamo implica la partecipazione di tutti i soggetti portatori di istanze etiche. A patto che nessuna di queste forze si erga ad unico interprete autorizzato dell' ethos nazionale».
da "La Repubblica" del 29 aprile 2008
SFOGO DI CATTOLICO SUL VIAGGIO PAPALE NEGLI USA
L'articolo: Caro Papa, tu che dici d'essere "padre di tutti", non puoi non ascoltare anche lo sfogo di quello che potresti considerare l'ultimo dei tuoi figli, vero? E se invece d'incontrarti con cinque vittime degli abusi sessuali del clero ti fossi incontrato in uno stadio con i cinquemila e più preti pedofili? Se invece di parlare di "questa terribile prova come un momento di purificazione", avessi riconosciuto con loro le colpe istituzionali, la violazione della "Carta del fanciullo" dell'ONU che proibisce l'arruolamento e la segregazione dei minori in seminario? Se avessi ammesso che un ambiente in cui il celibato e' presentata come sublime virtù e dove la sessualità di per sé è considerata peccato, non può che favorire le peggiori depravazioni sessuali quali la pedofilia?... [Continua la lettura]
Fausto Marinetti
5 maggio 2008
C O M U N I C A T O S T A M P A 5 maggio 2008 animusanimalis.com bestiario spirituale in pillole
_________________________________________ http://www.animusanimalis.com/
• animusanimalis.com è un nuovo sito, dedicato a quei cari, vecchi, stupidi, incomprensibili e ridicoli esseri parlanti che siamo noi. Sei animali sono le chiavi d’ingresso all’archivio delle “pillole visive”, per sorridere delle nostre miserie. • L’umanità infatti è un immenso bestiario, straordinariamente ricco di animali pensanti e in grado di esprimersi. Si tratta solo di ascoltarli, di scoprirne le manie, i lati nascosti, i desideri inconfessabili, gli aspetti più “bestiali”. Ammirate anche i loro eterni tentativi di trasformarsi da bruchi pelosi in splendide farfalle spirituali. Tentativi estenuanti, al limite dell’impossibile, ma dotati spesso di una forte carica umoristica. • animusanimalis.com, volutamente essenziale, non seguirà l’attualità legata alle cose spirituali o religiose, anche se prenderà ampiamente spunto da esse. Tutto quello che resta da sapere si trova direttamente sul sito. Un’occhiata allo zoo è sempre istruttiva, e certe cose vanno viste, non spiegate. • I visitatori potranno naturalmente inviare i loro commenti, le loro perplessità, le loro proteste, le loro scomuniche.
Una delle“pillole visive”pubblicata su animusanimalis.com Animus-Animalis Dal latino Animus, animi: Animo, anima, spirito, coscienza, conoscenza. Mente, pensiero, intenzione, giudizio. Cuore, sentimento, disposizione, piacere, desiderio. Natura, carattere. Coraggio, fierezza, ardire, fiducia. Superbia, orgoglio, arroganza, ira. Dal latino Animal, animalis: Essere animato, essere vivente, animale, bestia.
Info per la stampa info@animusanimalis.com
29 aprile 2008
ASSOCIAZIONE CULTURALE "DIALOGHI E PROFEZIA" - PALERMO
Promosso dall’ Associazione Culturale “Dialoghi e Profezia” di Palermo
In collaborazione con Rocca la rivista quindicinale della Pro Civitate Christiana di Assisi
Incontro – Seminario Biblico con Alberto Maggi dal tema:
“Dio e la Gallina, I nomi del Signore”
dal 16 al 18 maggio
presso il Teatro della Parrocchia Santa Maria della Pace
a Palermo in piazza Cappuccini
Per dare la più ampia diffusione all’ iniziativa inseriamo il volantino in allegato.
Un grazie già da ora
Giangiacomo Pampalone Responsabile dell’ A.C. “Dialoghi e Profezia”
ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO "GIORDANO BRUNO"
Union Mondiale des Libres Penseurs - International Humanist and Ethical Union
sezione di Roma: Via Aldo Manuzio, 91 -00153 Roma tel: 3297481111 - e.mail: liberopensiero.giordanobruno@fastwebnet.it
www.periodicoliberopensiero.it
GIORDANO BRUNO la ragione è laica
Conferenza e pubblico dibattito con
Maria Mantello, saggista, prof. di Filosofia e Storia
Introduce e coordina: Maria Barbalato, Generoso Procaccini editore
Giovedì 15 maggio 2008, ore 18.00
LIBRERIA RINASCITA
Via Prospero Alpino, 48 – Roma (ostiense)
Ingresso libero
ETICA CRISTIANA E RAPPORTO COL MONDO
La questione del lettore: Il cristiano del terzo millennio che caratteristiche deve avere? Si parla se sia lecito intervenire in politica o se un cristiano debba prendersi l'onere di difendere la patria con le armi, entrando a far parte di corpi di polizia; ma alla luce delle sacre Scritture dove ci viene detto esplicitamente? Cristo non ci ha mandato a cambiare il mondo con i metodi del mondo (1 Corinzi 1,21). Quindi l'unico compito che Cristo ci ha affidato sarebbe quello di diffondere l'Evangelo; sono quindi legittimabili i ruoli sopra citati per un cristiano visto che la politica fa parte d'un mondo decadente e che le forza dell'ordine devono ricorrere alla violenza per motivi di sicurezza? Il mio parere e' che il cristiano non si puo' conciliare con questi mondi, altrimenti verrebbe a decadere l'essenza stessa del credo cristiano; ma mi piacerebbe avere un vostro parere.
La risposta: Mi preme iniziare questa risposta con un mio motto sul "cristiano D.O.C.": "Cio' che viene dichiarato fuori come "cristiano" (ossia seguace di Cristo) deve contenere anche dentro cio' che e' "cristiano"!". Infatti in giro ci sono molte imitazioni di cristiani a buon mercato. Guardando l'etichetta, di fuori sembrano "di marca", osservando meglio palesano l'imbroglio. Il cristiano deve distinguersi chiaramente dal "mondo" (Gv 15,18s)... [Continua la lettura: http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Etica_cristiana_mondo_Sh.htm]
Nicola Martella
Novita'! "Dall'avvento alla parusia" (Evangeli, Atti, Apocalisse, ecc.); vedi i particolari: http://www.puntoacroce.altervista.org/Buch/L-Avvento_Avv.htm.
Per le altre ultime novita' presenti sul sito vai a: http://www.puntoacroce.altervista.org/_Novum.htm
28 aprile 2008
A TUTTI CAPITA DI "PISCIARE" FUORI
A tutti capita di "pisciare" fuori. Ho volutamente utilizzato una forma dialettale per indicare quello che ha suscitato in me l'articolo di Messori riguardo l'esposizione dei resti di Padre Pio.
Messori vuole salvare capra e cavoli, fede e mercato imponendo in modo apodittico il mistero di Padre Pio, ma soprattutto imponendo sic et simpliciter l'equivalenza tra fanatici-voyeristi-turisti del "sacro" a tutti i costi, con i semplici del Vangelo. Semplicità significa, prima di tutto, utilizzare il buon senso di cui Padre Pio non era certamente sfornito; significa autenticità nella costruzione della propria personale santità, significa essere profondi, ma non tortuosi; significa essere sobri come lo è stato Gesù nei Vangeli.
Lo scandalo é tanto più evidente perché un papa razionalista come Ratzinger permette simili liturgie per la vantaggiosa ricaduta sul potere e sulla grandeure della Chiesa. Sono credente da sempre e non "convertita" (con tanto di rispetto per tutti i convertiti) e forse per questo osservo lucidamente la decadenza della Chiesa Cattolica. Sono certa che la Chiesa Cattolica sta percorrendo una strada sbagliata perché i carismi che esprime non sono complementari, ma gravemente contraddittori. C'è confusione e là dove c'è confusione impera la negatività e l'involuzione.
Concetta Centonze San Donà di Piave
IL BENE COMUNE
Pace e bene, sono fr. Antonio Palazzotto, frate cappuccino e vice parrocco della Parrocchia S. Maria di Pompei di Messina. Seguo ed aiuto a crescere alcuni giovani della Gi.Fra., la Gioventù Francescana.
Da tempo ci stiamo interrogando su alcune questioni "toccanti" della nostra Chiesa. Volevo avere notizie più dettagliate e il vostro aiuto anche per eventuali incontri sul "bene comune". E' mio desiderio parlarne con i giovani, nel periodo di maggio, al fine di stravolgere completamente un andamento lento e quasi collassante che penso da anni si ritrovi in questa realtà.
Voglio creare solo un po' di movimento, far vedere, sentire e toccare che esiste un' "altra chiesa", ma che sempre la stessa Chiesa è.
Potreste aiutarmi suggerendomi eventuali personaggi che possano tenere incontri, o suggerirmi sussidi e materiale divulgativo nonché di approfondimento sulla questione?
Grazie anticipatamente.
fr. Antonio Palazzotto fratepazzo@gmail.com
Carissimi, vi allego un articolo di Rocco D'Ambrosio, docente di teologia morale alla Univ. Gregoriana di Roma, con un richiamo a Don Sturzo del 1926. Pace e bene, Gigi
LA VITTORIA DI BERLUSCONI, CON O SENZA FORSE
di Rocco D'Ambrosio
Forse la vittoria di Berlusconi è un evento più complesso di quello che può immediatamente sembrare; molto più di un semplice cambio di potere in una sana democrazia dell’alternanza.
Forse Berlusconi piace più di quello che si riesce a capire. Forse rappresenta non tanto un modello politico, quanto umano e culturale. In altri termini il belusconismo è più pericoloso della vittoria elettorale di Berlusconi. Intendo per berlusconismo
Forse stiamo per entrare in una fase di dittatura morbida, cioè di un’apparente e formale democrazia, ma di una sostanziale dittatura, specie in termini di libertà di espressione, di controllo dei mass media, di gestione delle risorse pubbliche, di amministrazione della giustizia, di libertà dei sistemi di controllo, di ruolo del parlamento.
Forse la vittoria di Berlusconi, unita al successo della Lega, ci porterà a leggi e provvedimenti di natura razzista e xenofoba (anche se mascherati in diversi modi); al tradimento dello spirito di solidarietà economica, sociale e politica, sui cui si fonda la nostra Costituzione.
Forse il fenomeno Berlusconi è stato sottovalutato da sempre. Si pensi a tutti gli errori fatti dalle forze di centrosinistra nel non proporre una legge sul conflitto di interessi, nel non potenziare l’opposizione alla vigente legge elettorale, nella debolezza politica dimostrata nel momento in cui essi la potevano riformare, nell’aver, alcune volte, scimmiottato il berlusconismo in metodi e sostanza, nel non aver rinnovato la propria classe dirigente, al momento opportuno, con persone competenti e integre moralmente, nel non aver awiato percorsi di formazione politica per i propri dirigenti e per tutti i cittadini. Forse anche lo stesso leghismo è stato sottovalutato.
Forse il sottovalutare il berlusconismo e il leghismo ha favorito il loro intreccio e connubio, in cui è difficile distinguere quanto uno imiti l’altro, quanto uno si serva dell’altro e quanto ne abbia bisogno.
Forse diversi pastori e laici cattolici sono stati troppo tolleranti nei confronti del berlusconismo e del leghismo e, in alcuni casi, li hanno appoggiati apertamente, accettando una prassi e un pensiero che hanno poco a che fare con lo spirito evangelico. Forse Berlusconi incarna quel tipo di cattolico borghese che sì accontenta di un richiamo a certi principi della dottrina cattolica (famiglia, salvaguardia della vita, bioetica) e dimentica e tradisce tanti altri (bene comune, solidarietà, accoglienza e promozione degli ultimi, giustizia e legalità promozione della pace e della salvaguardia dell’ambiente naturale). Forse l’appoggio alla destra berlusconiana è funzionale a garantire la continuità di alcuni privilegi economici e fiscali verso la comunità cattolica.
Forse ci attendono tempi davvero difficili e dovremmo riprendere la lezione dei padri costituenti che resistettero al fascismo con un costante esercizio di ragione, diritto e moralità. Forse la lettera di Sturzo del 1926 è più che mai attuale. «Oggi, adunque - scriveva Sturzo ai suoi amici - è l’inverno politico del Ppi, ma “sotto la neve il pane” dice il proverbio. Nessuno sciupio di forze, nessuna mossa discutibile, nessun gesto inutile: il raccoglimento, lo studio, la preparazione. Essere anzitutto, se stessi, cioè, rigidi assertori di libertà, aperti negatori del regime fascista, vigili scolte di moralità pubblica, ranghi disciplinati di uomini di carattere e fede. Il pensiero, la meditazione, lo studio, la prova del dolore e del sacrificio, l’esempio del carattere, la forza della convinzione valgono assai più di cento conferenze e di mille articoli di giornale costretti alla mutilazione o dosati con 99 di lode al governo per potere contenere quell’uno di biasimo che perde ogni valore, l’esempio di giorni aspri del primo risorgimento, deve farci convinti, che nessuna forza armata o poteri di principi o di dittatori valgono a contenere la diffusione di idee e ad impedire che si affermino in istituti politici, quando esse sono mature. E non occorrono i molti a questo fine».
Forse è così, in tutto ciò che ho detto e in altro ancora. O tutto senza forse?
da www.cercasiunfine.it
21 aprile 2008
Carisssimi/e, vi allego un articolo di Barbara Spinelli (La Stampa, 20-4). E' una sua riflessione sull'esito delle elezioni. Pace e bene, Gigi
L'ESODO DEI POVERI, DA SINISTRA A DESTRA
di Barbara Spinelli
Il passaggio da sinistra a destra di numerosi elettori popolari ha prodotto in Italia stupore triste o divina sorpresa, ma è un fenomeno non nuovo nelle democrazie e come spesso succede è in America che s'è manifestato negli ultimi decenni, estendendosi poi all'Europa. In realtà è fenomeno antico la Germania prehitleriana conobbe analoghe saldature tra sinistre e destre estreme e se oggi si ripropone con forza è perché alcune componenti riappaiono. Tra esse c'è il risentimento, questa passione che dà immenso ardimento all'individuo che si sente abbandonato e solo nella società, e che il massimo della potenza la raggiunge quando diventa risentimento territoriale, tribale, di classe. Nietzsche dà a tale passione il nome di morale dello schiavo, perché l'uomo del risentimento ha l'impressione quasi fiera di non poter mai raggiungere il benessere o il potere cui aspira. «Il No, spiega nella Genealogia della Morale, è la sua azione creatrice». Il no è opposto a tutto quello che è «fuori», «altro», che è «non io». Una prima risposta all'esodo dei poveri verso destra è venuta in queste settimane da Barack Obama. È accaduto il 6 aprile a San Francisco, quando il candidato democratico alle primarie presidenziali ha spiegato alcuni tratti di tale esodo. Nelle piccole città colpite dalla crisi, ha detto, l'amarezza è tale che la persona si sente perduta, ed è a quel punto che s'aggrappa non a reali soluzioni del disagio economico, ma a valori e stili di vita sostitutivi, culturalmente consolatori: l'uso delle armi o della religione, la ripugnanza del diverso, dello straniero. Amarezza e frustrazione sono varianti del risentimento descritto da Nietzsche, e negarne la realtà vuol dire fuggirla. Sono decenni che le cosiddette questioni culturali sono invocate in America per occultare difficoltà e misfatti economici. Obama è stato giudicato ingenuo, imprudente: avrebbe offeso gli operai, guardandoli dall'alto e comportandosi come uno snob, un elitario (in Italia si dice anche: antipatico). Non è detto che siano critiche errate, ed è vero che Obama rischia molto, sin dalle primarie di martedì in Pennsylvania. Ma perdere le battaglie non significa aver torto, e i numeri delle urne non ti danno automaticamente ragione: cosa spesso trascurata da commentatori improvvisamente dimentichi di quel che il prosindaco leghista di Treviso Gentilini dice a proposito del ventennio fascista («il ricordo di una maschia gioventù che lavorava, faceva il suo dovere, ubbidiva alle leggi») o delle parole proferite dall'onorevole leghista Salvini («i topi sono più facili da debellare degli zingari. Perché sono più piccoli»). Quel che vince è piuttosto un malinteso, sui valori come sulla povertà: lo stesso malinteso che affligge oggi Obama. L'amarezza di cui ha parlato il candidato è cosa tangibile, dopo le tante promesse non mantenute di Bush, ma d'un tratto è lui ad aver offeso i poveri, la gente comune non beneficata da regali fiscali, il lavoratore autentico che fatica a sbarcare il lunario. Da parecchi decenni la destra americana si è fatta paladina dei poveri e delle classi medie declassate, e con Bush junior la vocazione s'è ancor più sdoppiata: impoverire i deboli, e scaricare su altri la responsabilità dell'impoverimento. Nel 2004 hanno votato per lui numerose regioni immiserite. Il risentimento che generalmente appartiene alle sinistre è passato a destra, e proprio questo ha voluto dire Obama parlando di quei valori divisivi (le cosiddette wedge questions con cui i repubblicani svuotano l'elettorato democratico: religione politicizzata, aborto, matrimoni gay, controllo delle armi). In Francia sono valori divisivi il nazionalismo, e il rancore contro una sinistra sospettata di transigere su immigrati, sicurezza, ed erede di quel terribile Sessantotto ripetutamente denunciato in America, Francia e Italia. Il malinteso su valori e povertà è acutamente analizzato da Thomas Frank, in un libro pubblicato in concomitanza con la seconda vittoria di Bush (What's the Matter With Kansas? How conservatives won the heart of America, 2004). Obama ha forse sbagliato a usarne gli argomenti, ma le cose narrate nel libro restano importanti e valgono anche in Europa. Il risentimento ha infatti bisogno, per continuare a infiammare, di un'indignazione che non scema e anzi si dilata, indipendentemente dai risultati elettorali. L'uomo del risentimento rinasce contemplando se stesso, e il se stesso che contempla è non solo insoddisfatto ma eternamente marginale, minoritario, vittima di un'élite dominante che lo tiranneggia e l'imbavaglia. Dell'élite fanno parte i liberal americani (le sinistre europee) e il loro potere è considerato enorme, soffocante, invincibile. Essi agiscono attraverso i giudici, gli universitari, i giornalisti, gli intellettuali, anche quando questi ultimi si spostano a destra. Qui è la menzogna, che occulta la realtà per istinto e strategia. La conquista dei ceti popolari avviene fingendo che la maggioranza conservatrice, anche quando ha tutti i poteri come in America (parlamento, Corte suprema), anche quando regna su affari ed economia, sia una maggioranza perseguitata. Gli uomini di sinistra, ai suoi occhi, sono al potere comunque, poco importa se eletti o no: il progressismo liberal domina anche se i Repubblicani hanno vinto sei elezioni presidenziali su nove dal 1968; anche quando i Repubblicani controllavano tutti i poteri dello Stato. «Al di là della politica, il liberalismo è un tiranno che domina la nostra esistenza nei modi più svariati e rovesciarlo è praticamente impossibile». L'oppressore e il prepotente quasi sempre s'atteggiano a vittima. L'ideologia del ressentiment è questo: ritenersi in ogni caso e sempre un outsider, un emarginato, anche quando si hanno le leve del potere. È un dispositivo centrale dei successi di Bush, Sarkozy, Berlusconi: per vincere, occorre che l'indignazione non si raffreddi mai, dunque che la realtà sia a intervalli regolari falsata. Se un giornalista come Marco Travaglio scrive che in Italia permangono conflitti d'interessi e corruzione è considerato subito non un outsider, come irrefutabilmente è, ma un nemico straordinariamente forte e minaccioso. Basta un solo dissidente, basta un giornale minoritario come l'Unità, e gli outsider vincitori si sentono assediati da orde vastissime. Nelle dittature basta l'1 per cento di dissenso ed è panico. Frank racconta come questo risentimento populista abbia fatto presa nell'800 sulla sinistra in Texas, ad esempio, e sia stato poi disinvoltamente catturato dalla destra. Perché ciò avvenisse sono cambiate le antiche linee divisorie: la lotta di classe contrapponeva operai e padroni, poveri e ricchi, sopra e sotto, mentre oggi ci si divide tra assistiti o parassiti e salariati, tra bianchi e neri, tra chi è fuori e chi dentro, tra chi si sveglia all'alba dice Sarkozy e chi dopo. Ma soprattutto ci si divide culturalmente: tra snob e autentici, tra antipatrioti come Obama (non porta la spilla con la bandiera Usa sulla giacca) e nazionalisti, tra relativisti e devoti, magari calcolatori ma pur sempre devoti. La sinistra ha molto da fare, se vuol arrestare la parte menzognera dell'esodo e convincere i fuggitivi che ha perduto per propria insipienza, per propria incapacità di dar risposte razionali alle nuove povertà, ai nuovi bisogni popolari. Si tratta di ricominciare a parlare di economia, di malaffare, di legalità, obbedendo inflessibilmente al principio di realtà. Si tratta di denunciare il potere dove realmente si esercita. Si tratta di rivalutare la sicurezza, senza criminalizzare i giudici ma rendendoli più rapidi e presenti in un settore l'immigrazione che sarà sanato dalla legge uguale per tutti oltre che dall'ordine. Si tratta di dire le cose come stanno: è la più appassionante delle avventure, se solo si designa l'avversario senza aver paura della falsa paura che si incute.
17 marzo 2008
INFORMLETERO DAL SITO DEGLI AMICI DI P. ALDO BERGAMASCHI
Aprile 2008 - Le omelie settimanali di Padre Aldo Bergamaschi - P. Bartolomeo Sorge : Il voto cattolico - Mario Mariotti : L'adultera e il Monte Tabor - Come sarebbe bello - Padre Aldo : Pasqua, la pace che Egli dona - Pasqua nell'arte : il capolavoro del giovane Michelangelo - Rapporto F.A.O. : Rischio di una stretta mondiale - Zanotelli - Veltroni : L'acqua e le lacrime - Free Tibet - Scrivi all'ONU - Vito Mancuso - La fede libera di Simone Weil Novità in arrivo : la sezione multimediale con le interviste a P. Bergamaschi Appuntamento a metà maggio 2008 Un caro saluto dagli amici di Padre Aldo
Redazione del sito degli Amici di Padre Bergamaschi www.padrebergamaschi.com
14 aprile 2008
Carissimi/e, vi allego una interessante intervista di F. Pistolato a Hans-Peter Duerr, fisico delle particelle e premio Nobel per la Pace. Ci propone una visione che può sconcertare, ma a cui sarà bene abituarci. Pace e bene, Gigi
I FONDAMENTALISMI DELLA SCIENZA E DELLE RELIGIONI
- Francesco Pistolato: Lei e' un fisico, ma asserisce che la materia, che e' oggetto del suo lavoro, non esiste. Puo' spiegarci questo paradosso?
- Hans-Peter Duerr: Quando si dice che un qualcosa esiste, pensiamo normalmente a qualcosa che si può toccare o che ha una massa. Ma se ci chiediamo ad esempio se esista la musica e prendiamo un Cd che la contiene e lo analizziamo, non riusciamo a trovarla. Quindi ciò che noi diciamo esiste, non esiste in quel senso, ma c'e' qualcosa dietro le quinte di completamente differente. Tutto questo vale per qualunque cosa che noi consideriamo materiale.
Francesco Pistolato: Quindi lei ci invita a dubitare di quello che rientra nella nostra esperienza quotidiana e che consideriamo normale, in realtà non e' cosi' come ci appare, e' una convenzione, forse frutto di un'abitudine percettiva.
Da cio' che c'e' in mezzo, da dietro le quinte, proviene la vitalita', che cambia nel momento stesso in cui provo a descriverla, priva di legami causali, ma che al contempo e' un legame tra tutte le cose. Niente nel mondo e' diviso. Noi al massimo pensiamo che questa non-divisione si limiti agli scambi fisici, ma dietro le quinte non si ci sono scambi fisici, c'e' il legame primigenio. Il mio io non risiede nel mio corpo, ma e' allargato al tutto, come un campo gravitazionale. In un linguaggio religioso, pur nei limiti delle parole, direi che non c'e' la materia, c'e' solo lo spirito, che io chiamo semplicemente amore, l'amore embrionale, che da' luogo a tutte le forme che vediamo, cosi' come il software di un computer, una pura sequenza di segni, genera immagini che vediamo.
- Francesco Pistolato: Il suo discorso sembra proporre una conciliazione tra religione e scienza.
FRANCESCO PISTOLATO INTERVISTA HANS-PETER DUERR Gedenkstaette des Deutschen Widerstands di Berlino, visitabile in rete nel sito: www.abaudine.org/virtunascosta/virtu.htm
12 aprile 2008
LIBERTÀ VA CERCANDO: CHIUSI GLI INCONTRI
Con l’incontro di giovedì sera si è concluso in bellezza il ciclo “Libertà va cercando…”. Stimolante, lucida e appassionante la relazione di Elmar Salmann. Quale verità per quale libertà? Una domanda che apre infiniti orizzonti e ci proietta dentro due concetti profondi quanto la stessa anima umana: la verità e la libertà. Salmann ha incantato il numeroso pubblico (oltre 150 persone anche stavolta… sul nostro sito le foto) con alcune suggestioni su entrambi i concetti: una verità che non si impone, che è prima di tutto un invito alla meraviglia del mondo, che parte da noi stessi e che necessariamente si cimenta con l’altro, che non ci chiede di aderire ma solo di rispondere; e una libertà che nasce nel nostro riconoscersi dipendenti da una storia che ci ha preceduto, che si esplica poi in decisione, potestas, testimonianza, che si inventa e che ci lascia trasfigurati, ma che è sempre qualcosa che risponde ad un esigenza, e che quindi si radica nella stessa verità. Perché la verità si può solo riconoscere nella libertà.
Cogliamo l'occasione per ringraziare il numeroso pubblico che ha seguito con entusiasmo questo ciclo, nella speranza che anche il prossimo anno potremo proporvi una serie di incontri altrettanto stimolanti. Stiamo inoltre verificando la possibilità di pubblicare degli atti delle relazioni del ciclo Libertà va cercando.
Dato il lavoro volontario di alcune persone che si sono rese disponibili, sarà comunque necessario molto tempo, ma ve ne daremo notizia appena possibile. Continuate a seguire il nostro sito (www.gruppovillaguicciardini.it) dove troverete a breve le prossime proposte. Grazie a tutti!