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Donne Contro il Silenzio

www.donne-cosi.org 

Sito di donne  che, forti dell’impegno morale a realizzare la propria libertà di donne, vogliono esprimersi con schiettezza anche in difficili situazioni provocate, 1) dalla propria esperienza di vita religiosa, 2) dal rapporto con persone vincolate dal celibato ecclesiastico.

Novità dal Sito

"BIANCO E NERA", ROMANZO DI FEDERICO BOLLETTIN

Recensione di Ausilia Riggi

Se a leggere un libro scritto da un prete sposato è la moglie di un prete, che per giunta ha alle spalle quindici anni di vita religiosa, ogni parola provoca in lei sensazioni che toccano il suo vissuto personale, le sue viscere, fino ad impedirle di pensare. E’ il mio caso.

Davvero non potrei fare una vera e propria recensione, dato il processo di identificazione, che è perfetto: Federico è, sia mio marito sia la suora che ero io; Kate è la donna amica-fidanzata per dieci anni e la moglie poi, che sono stata io.

Mi limito a raccogliere suggestioni utili ad altri che potranno leggere il libro, e che invito a  badare meno alla forma letteraria del romanzo indicata nella prima di copertina, per accostarsi alle grandi questioni poste dal percorso di vita dello scrittore; questioni storiche ed eterne. Storiche, perché legate a condizioni fattuali che si verificano all’interno di strutture totalizzanti; eterne, non perché destinate a durare sempre, ma perché riguardano l’essere umano nella sua sostanza di persona.

Perché parlo di questioni? Il termine sottende la ricerca di una spiegazione che finora non si è data, né si deve aver fretta a dare. E’ infatti, a mio modo di vedere, sproporzionato l’attraversamento del travaglio di tanti che si possono riconoscere in quello di Federico e di Kate. Con tante sofferenze che ci sono nel mondo, queste dovute a fattori di mentalità condizionate da tabù e solo tabù, meriterebbero una reazione forte che veda unite le persone che ne sono vittime: non contro l’istituzione che difende una realtà sulla quale si può ragionare quanto si vuole, ma inutilmente, perché si tratta di contrapporre Davide e Golia; anche se piccoli davide, almeno una parte di noi pensa che sarebbe da preferire, alla vittoria di rendere il celibato opzionale, la creazione di un modello di prete sposato fuori dal ruolo istituzionale; un modello propositivo di un nuovo modo di essere chiesa, ma soprattutto di fede vissuta e missionaria, senza fare altre chiese e chiesuole.

Bisogna spazzare via questa inutile sofferenza a vita di persone devastate nel centro della personalità, fino al punto di ritenersi portatrici di un’essenza “altra”: ma se siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio, che vogliamo aggiungere a questo??? C’è da riprendersi la libertà di figli di Dio!

Dal dire al fare…

Pericoli di varia natura insidiano la semplice verità che nessuno è Dio sulla terra. E dobbiamo essere sereni anche nel giudicare chi ha manomesso questa verità. Non è vero che l’essere umano cerca ancoraggi robusti? che lui stesso cerca il Dio nell’istituzione e se sa di incarnarla perde la testa, il cuore, tutto?.

La storia non si giudica, ma si deve trovare il modo di innescare in essa un processo di liberazione. Cosa difficilissima in ogni caso, assolutamente aspra nel caso di una persona che ha preso una piega dai caratteri presunti come definitivi, contro ogni principio di realtà.

Ecco perché parliamo di questioni aperte. Affrontarle parzialmente, cercando di ottenere la variazione di questa o quella legge che regola il modo di essere nell’istituzione, è fare un buco nell’acqua per chi vuole lanciare avanti la storia.

Io sposterei l’oggetto della questione dalla rivendicazione dei diritti umani, alla ricostruzione di una mentalità sana in noi.

Ripeto: dal dire al fare!…..

Leggendo questo libro si assiste ad uno scenario che va oltre i fatti: dietro di essi prende forma proteica e sfuggente tutto un mondo sommerso in cui si agitano, intersecandosi, opposti sentimenti, speranze e paure, remissività umiliante e ribellione orgogliosa… Crea sconcerto questo scorrere tra gli opposti, nei quali i soggetti in pena sono giudici severi che sostanzialmente si autocondannano, perché hanno assimilato loro malgrado le ragioni dell’istituzione e, mentre si appellano alla propria coscienza, non sanno crederle. Si ripete ancora una volta il mito di Ercole al bivio, ai confini tra le terre dei vivi e l’ignoto…

Davvero i miti sapevano raccontare la fatica della consapevolezza e si premuravano di coprirla con il velo pietoso della trasposizione leggendaria.

Ma io, come tanti altri della nostra epoca, caduta dalla lusinghevole prigionia delle antiche credenze nell’abisso della consapevolezza (tanto che questa si è riservato uno spazio inaccessibile nell’inconscio), vorrei servirmi degli stessi miti per misurarmi con la verità dei fatti. Dico “la verità dei fatti”, non la pura Verità. Perché c’è anche il pericolo di improvvisarsi paladini della Verità a tutto tondo: il sogno totalitario dell’istituzione si ricrea all’interno della persona sotto forma di un ideale di purezza incontaminata, irrispettosa delle debolezze umane.

La consapevolezza ci ha resi capaci di scoprire l’origine di tanti violenti condizionamenti e nel medesimo tempo ci lascia in balia dei conflitti distruttivi che ne derivano, rendendo duplice la persona. E i conflitti non sedimentati si nascondono tra e ceneri di quel che è rimasto del passato, turgidi, resistenti alla distruzione del fuoco. Purtroppo non basterà una vita ad annientarli.

Caro Federico, ti assicuro che sono le tracce di sofferenza che ho visto nel viso di mio marito morente, che vorrei cancellare dal tuo, come in quello di tanti altri. Hai fatto bene a parlare di te, ma farai più bene ancora quando riuscirai ad utilizzare la tua esperienza come occasione di liberazione che si colleghi a tutti i tipi di liberazione umana. Ti confido il mio sogno che condivido con alcuni: fare nostra la chiesa universale dell’umanità; rendere il cristianesimo umano, come diceva Giovanni XXIII.

Seduta al computer mentre ero alle prime armi nel lavorare al sito “donne contro il silenzio”, mio marito, gravemente ammalato, spesso si poneva alla mie spalle per alcuni momenti senza parlare. Finché mi disse:” mi prometti che continuerai ad interessarti dei nostri?”.

I nostri! E le nostre, mi sono ripetuta in cuore. E oggi sono con te e con Kate, ad ascoltare briciole di quanto stupendamente consegni alla storia:

a) La descrizione di una formazione presbiterale (devastante, maschilista, altro):

“Io sono stato cliente del bisogno di sentirmi sempre protagonista, di sentirmi salvatore…. Sempre il migliore, sempre rappresentante di un sistema assistenzialista e cliente del miglior offerente (p. 35). [Nell’ordinazione sacerdotale, il vescovo si rivolge di rito al rettore del seminario con questa domanda:] “Sei certo che ne siano degni?” (p. 41). “Verso la fine [dell’atto liturgico] le facce conosciute che si accostavano a me per ricevere l’ostia consacrata mi trasmettevano affetto. Sui loro occhi leggevo stima e incoraggiamento. Ad aspettarmi fuori c’era uno striscione da stadio con il mio nome. Saluti, baci e abbracci a ritmi da star. Ero contento, circondato dalle mie donne, come un principe azzurro nelle favole a lieto fine (p. 42). La cosa interessante era che, quando una ragazza aveva trovato il fidanzato, non si faceva più sentire (p. 74). [Un saggio prete diceva:] “Se volete trovarvi una ragazza entrate in Seminario!”. Certo, il seminarista è il tipo d’uomo più desiderato dalle donne, a maggior ragione se è anche fisicamente bello o non brutto. Non solo per il senso del proibito, ma anche perché è gentile, educato, sa ascoltare, ha la parolina giusta per ogni circostanza. E soprattutto perché si presenta come colui che non ha in mente solo il sesso, diversamente da tutti gli uomini! (p. 74). “Essere di tutti e di nessuno, senza preferenze. Provocante e sfuggente. Affascinante. Libero di occuparti delle cose del Padre” (p. 141).

Lo stupore per la genuinità africana (una tua via di liberazione?)

“La danza per gli africani non è semplice folklore, è la grande scoperta che la natura ultima del tempo è il ritmo: né linearità né circolarità, sempre la stessa cosa e sempre diversa, l’ultimo passo uguale al penultimo, e tuttavia ognuno diverso e distinto” (p. 18). “Per lei era impensabile che una cosa avesse valore in sé, il suo valore dipendeva soprattutto dall’uso che se ne faceva. E l’uso era quello di creare maggiore soddisfazione e partecipazione” (p. 68). “ Kate ha personificato per me la cultura che mi ha salvato da una possibile esplosione letale” (p. 69). Kate: “Non ho parole per un mistero così grande come quello della vita” (p. 71).

Il bisogno di essere bene-fattori (e questo ti resterà appiccicato addosso,camuffato, se non stai attento!):

“Da tempo desideravo avere l’onore di poter condividere la mia prima messa con persone convenzionalmente “escluse” dalla società: barboni, prostitute, tossicodipendenti, ex-carcerati ecc….. Ma era soltanto un modo per potermi affermare, davanti a tutti, nella mia diversità” (p. 45). Il mio motto era: “Non voglio più aiutare nessuno, voglio semplicemente condividere” (p. 68).

La persona assimilata all’istituzione (meno male che l’amore ti “ha svegliato dal sonno della ragione!):

[L’arzigogolo dei ragionamenti:]“La vera schizofrenia l’ho sperimentata su due particolari livelli: quello religioso-istituzionale e quello psicologico” (p. 105). “Un conto è l’errore personale, un altro conto è l’errore strutturale” (p. 106). “Mi sentivo parte di una Chiesa santa perché fatta di uomini peccatori, non di una Chiesa peccatrice fatta di uomini perfetti!” (p. 106). “Potrei fare riferimento a molti testi e citare autori famosi, ma non mi crederebbero. “Vuole giustificarsi!”. Perché l’amore per una donna mi cancellerà automaticamente quell’aureola di santo che aleggiava sopra la mia testa mentre leggevo il Vangelo in chiesa? perché cercheranno di farmi capire che non sono più lo stesso di prima?” (p. 140). “L’amore per una donna può forse sminuire la mia personalità?” (p. 141). “Non ho mai perso la mia vocazione di annunciare il regno di Dio, sto soltanto cambiando stile” (p. 145).

Dietro la sessualità repressa la solitudine (ti prego, non ragionarci più; volta pagina):

 “Solo con altri confratelli preti! Come poteva donarmi vita un altro castrato come me?” (p. 107). “La domenica, quando scende la sera, le attività parrocchiali chiudono i battenti… La città riposa, le famiglie si riuniscono, alcune coppie sono ancora in giro per l’ultima cena in pizzeria. Per un prete è il momento peggiore, cala la tensione… “Signore, qual è la mia famiglia?” (p. 75). “Non ho mai  capito cosa volesse dire conoscere le persone ma non legarsi ad esse. Come posso stabilire dall’inizio che le porte del mio cuore devono rimanere chiuse per tutti?” (p. 77). “La mia vita non può essere così!”. E mi arrabbiavo. “non sono stato pensato per vivere da solo!”. O è crudele Dio a chiedermi un sacrificio così grande, o sono crudeli gli uomini che hanno inventato delle leggi contro natura (p. 78).  “Ero in ascolto della Vita che è più grande di me e dei miei progetti” (p. 79). “Sono le mie radici…. Ricordo che sopra il divano della camera da letto dei miei genitori siede un bambolotto, con una veste nera, che hanno gelosamente conservato dal giorno della mia prima messa… come mi vorrebbero dentro la loro testa: un eterno bambino vestito da prete” (p. 131).

Dilemma schizofrenica (ora mai più!!!):

“… sviluppare una corazza attraverso la quale nessun sentimento poteva entrare… “Ciò che conta è resistere alle tentazioni!”…. mi sono ritrovato fragile, carico di sentimenti, sensibile a qualsiasi storia di sofferenza, incapace di nascondere una parte importante di me” (p. 83). “… come medicina avrei dovuto recitare ogni giorno questa formula magica: “Signore ti ringrazio che mi hai scelto come prete. Fa’ che tutta la mia capacità di amare sia per te”. La mia povera coscienza invece mi diceva: “Ama, non scappare!” (p. 98). “Un figlio sacerdote è il dono più grande che Dio possa fare a una famiglia”. O le confidenze di anziane parrocchiane a mia madre: “quanto mi piacerebbe aver avuto un figlio sacerdote!” …. Mi hanno trasmesso la capacità di fare dei figli e di generare nuova vita. Ma non mi hanno trasmesso la libertà, perché questa non è un testimone che si passa da mano in mano, ma una conquista personale geneticamente non trasmissibile” (pp.131-132). “La libertà viene continuamente ostacolata dalla paura di perdere una certa immagine 133… Anche se non l’ho messo in conto, il mio aspetto assomiglierà a quello di un cane bastonato” (p. 133). “Come potevo pretendere che una donna e una bambina vivessero in perenne cattività, non riconosciute apertamente nei loro affetti e limitate nei loro desideri?” (p. 10)8. “… l’inizio di un viaggio che aveva come irraggiungibile meta la piena conoscenza di me stesso. Alcune donne mi avrebbero consolato volentieri, ma preferivo non usarle. Cercavo la mia casa. La casa è quel posto dove uno arriva senza pensarci (p. 76). Un figlio che delude le aspettative dei genitori non potrebbe essere un’occasione di crescita anche per loro? (…) Devo comprenderli” (p. 135). “Altra tentazione: fare la vittima. Vorrei tanto aver sbagliato. E invece vivo nella confusione, tra quello che sento e quello che mi dicono gli altri” (p. 140). “Cosa posso fare per non vivere da sconfitto? Auto-convincermi e credere che non lo sono” (p. 144).

Lo scompaginamento della personalità (per risorgere bisogna morire):

“Dov’è la mia famiglia? Quali sono le relazioni stabili della mia vita? Per un attimo avevo messo tra parentesi le situazioni che mi procuravano soddisfazione, e stavo leggendo l’essenziale: un soggetto, un verbo e un complemento oggetto. Io sono solo” (p. 73). “[Con Kate] stavo accogliendo il Vangelo vivente” (p. 85).  “La mia coscienza ha stabilito che ero salvo” (p. 87). “… il tunnel del senso di colpa” (p. 88).  “Da quel giorno sono iniziati i nostri tre anni di fidanzamento clandestino, di clausura coatta, di schizofrenia inutile” (p. 90). “Quanta sofferenza! “Qual è il senso della mia vita? Cosa ci faccio qui? Perché continuare a vivere con questa tensione omicida?” (p. 91). “Io amavo Kate ma non volevo rinunciare al mio essere prete” (p. 94). “Chi sono io senza Kate?”. E poi: “Chi sono io senza una parrocchia? Senza il mio ruolo? Senza gli amici? Di lì la lista è continuata: “Chi sono io se tolgo tutto?” (p. 110). “E mi ero convinto che non esiste una scelta definitiva. Soprattutto nella società complessa del ventunesimo secolo” (p. 115). “… Farmi una famiglia significa, in termini molto utilitaristici, rinunciare al “don” davanti al mio nome, al pubblico alle mie omelie, alle offerte delle mie sostenitrici, all’onore e al rispetto dei parenti… Dal punto di vista affettivo ed emotivo sarà un forte scossone”! (p. 129). “Il mio problema, dunque, sono i miei genitori e familiari con i quali ho un rapporto affettivo, nonostante tutti i limiti. non posso prescindere da questo vincolo naturale” (p. 129). “Mi turba solo il pensiero di vedere le lacrime dei miei genitori scendere dai loro occhi… Di notte, nei sogni, vedo mostri con la faccia di mia sorella che mi urlano: “Che cosa stai facendo?” (p. 130)…. “…da santo pubblico al pubblico peccatore” (p. 142). “Anche per me è giunto il momento di compiere il salto di qualità” (p. 151).

(casa editrice Gabrielli, Verona 2008)

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Rita Amabili

www.ritaamabili.com

Il mio primo scopo è far conoscere, particolarmente agli esclusi, che Dio non ha mai escluso qualcuno, che la missione di Gesù era rivolta alle persone che la società rigettava.
Queste cose, che spesso non sono conosciute dai cristiani di oggi, cambiano il messaggio della Chiesa - Istituzione (che è spesso ristretto e freddo) per scendere al livello di noi tutti, uomini e donne che facciamo lo sforzo dell’ogni giorno dal profondo del nostro cuore.
Il sito è in lingua francese.

Novità dal Sito

SAFFIA, DONNA DI SMIRNE (edizioni Novalis)

Un giorno, un’amica mi ha detto di non capire bene la Chiesa cattolica. Ha aggiunto che non sapeva come aveva cominciato e com’erano le persone che finalmente facevano parte di una realtà greco-romana nel primo secolo della nostra era. Mi dice: Tu dovresti scrivere un romanzo storico su questo soggetto! Ed io risposto: Non, è impossibile! Le ricerche sarebbero troppo grande, enorme!

L’idea non mi lascia e cominciò a leggere i testi del Nuovo Testamento con, in testa, la nozione di una redazione possibile. Poi, mi sorprendo ad ascoltare le delusioni e le speranze delle persone concernendo la fede in generale, Dio, la Chiesa etc. Do attenzione alle mie sofferenze, le mie attese in fronte all’Istituzione e anche alla mia fede. Voglio parlare di un Gesù di Nazareth senza potenza né prestigio ma solo con il suo amore.

Devo dire che da dieci anni, studio in teologie. Avrò il mio baccalaureato in maggio. Ho fatto molti anni di benevola e ho anche lavorato come agente di pastorale.

Non so quando ho cominciato a essere disturbata dalla situazione delle donne nella Chiesa. È vero che dall’inizio, le donne non hanno il diritto di prendere veramente la parola in una Chiesa che è sempre stata diritta da uomini.

Ho anche voglia di parlare dell’amore di Dio. Lo faccio da anni, in poesia, in teatro ma ho voglia di sostenere che l’amore di Dio va al di là delle legge e di tutte le legalità. Dio non esclude nessuno del suo amore non abbiamo bisogno di codice per saperlo.  Spesso quando studio, vorrei che la gente possa conoscere le cose appassionanti che sono dentro i miei libri di teologa e che dicono oltre che “fai questo o no lo fai”! So che molte persone lasciano la pratica religiosa perche quella ultima non fa più senso nella loro vita.

Particolarmente so che nel mondo greco-romano, la schiavitù è normale, fa parte delle economie della società. La schiavitù di questo tempo mi parla dei problemi dei bambini nella pianeta intera: i bambini schiavi del passato e del presente, in tutti i paesi del mondo.

Prendo la decisione di fare un romanzo per denunciare la situazione delle donne nella Chiesa e anche l’asservimento nell’umanità.

Le ricerche:

Ho già detto che ho letto il Nuovo Testamento. Era la prima tappa. Dopo, ho ripreso i libri universitari, ho incontrato molti professori che mi hanno aperto la loro libreria. Ho visto teologhi, uomini e donne. Abbiamo parlato e tutto questo mi ha aiutata a fare una prima visualizzazione.

Per dare una consistenza ai miei personaggi, devo avere una prima idea della loro materialità, devo avere la possibilità di muoverli come voglio. Per esempio, se la mia eroina vada nella cucina, qual è veramente la sua cucina? Dove lei possa andare da sola senza fare una cosa vietata dalla sua società?

Facendo queste ricerche, ho deciso che il mio romanzo doveva essere femminista. Mi sentivo invitata a scrivere sulle donne perche ero disturbata dalla loro assenza nella storia e dall’esclusione di cui facevano l’oggetto ieri e oggi.  Volevo raccontare il dolore delle donne nella storia dell’umanità.

Sul piano storico, i protagonisti viaggiano molto a piedi, in carovana, in barca, in nave. Per loro, è l’unica cosa da fare per conoscere i dintorni, per sapere come sono le altre comunità. Sono accogliate da altre persone che seguano Cristo e con loro possono scambiare le esperienze vissuto nella comunità e fuori di essa. Possono anche parlare del mondo, soprattutto di quelli che vedono i cristiani come degli esseri differenti, pericolosi degli quali devono diffidarsi.

Presentazione di Saffia, femme de Smyrne:

Non abbiamo testi che parlano della vita delle donne nelle ere cristiana. Sappiamo pero come vivevano le signore di questo tempo. Allora, ho immaginato Saffia e gli altri personaggi. Vivano una vita normale, comune, soprattutto plausibile. La storia comincia nella città di Smyrne che oggi si chiama Izmir in Turchia. Saffia e i suoi compagni viaggiano perche era l’unica possibilità di incontrare le altre comunità cristiane. I viaggi di questo tempo sono sempre accompagnati di numerosi pericoli.

Ho già detto che Saffia è una giovane donne aperta alla novità. Lei possa essere influenzata da Fulvia, una donna più matura che insegnava agli altre e presidiava le incontri.

Ci sono anche schiavi che hanno problemi, dolore; ci sono bambini che soffrono della loro oppressione. C’è l’episcopo Policarpe che ha vissuto veramente a Smyrne… Gli svenimenti sono molteplici: incontro con pirati, maremoto, frizione, dolore, speranza, storia d’amore, di paura, di felicità.

Le comunità crescono in un ambiente, dove sono accettate solo in parte. In fatto, l’anno 117 è un periodo calma perche se non c’è nessun denuncia di cristiani, gli autorità gli lasciano in pace.

Per finire, possiamo dire che Saffia, femme de Smyrne è un romanzo storico uguale agli altri con un soggetto un pochino differente!

Rita Amabili

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