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CHIESA IN CAMMINO

www.chiesaincammino.org

Siamo persone desiderose di camminare insieme nella Chiesa, in ascolto della Parola di Dio, in atteggiamento di servizio verso gli altri, in fraterna unione tra noi, come Gesù ci ha insegnato.
Siamo animati dalla ricerca di forme adeguate ai tempi per vivere come popolo di Dio in cammino, con movimenti di rinnovamento ispirati al messaggio evangelico, in collaborazione con gruppi nazionali e internazionali sempre in ascolto degli ultimi di oggi.
I nostri obiettivi: convertirci al popolo di Dio,attuare le istanze del Concilio vaticano II, essere servizio, rifiutando il privilegio e la casta, fare comunità secondo i primi cristiani (At. 2, 42), non essere funzionali alle ingiustizie istituzionalizzate, risolvere i problemi del celibato obbligatorio, farci poveri con i poveri.
Il sito di “Chiesa in Cammino” è stato allestito in collaborazione con il GRUPPO DI SORRIVOLI (Cesena) che è ispirato alla preghiera, riflessione, e solidarietà; con l'incoraggiamento di VOCATIO, associazione ufficiale dei “preti sposati” in Italia.

Novità dal Sito

LA COMMOVENTE CONFESSIONE DELLA VOCAZIONE DI UN PRETE ALLA PATERNITÀ …

da http://www.catholica.com.au/gc1/tm/028_tm_280408.php

Assistere alla nascita di un bambino è un'esperienza affascinante; il neonato è tutto racchiuso nella sua pelle delicata, un prodotto finito completo di organi interni, destinato alla gioia, alla prosperità, e alla sopravvivenza della specie umana. Quando la natura aveva dato il suo benestare e approntato tutti gli ingranaggi, nostro figlio Thomas Patrick entrò nel canale del parto la mattina di Pasqua del 1979; un sole meraviglioso illuminava la sala parto e il Dott. Vince Nola mi porse Tommy dicendo: "Ecco Tom, questo è tuo, abbi cura di lui". Avevo 50 anni e avevo assistito per la prima volta al miracolo della nascita e al prodigio di una nuova vita. Ero il testimone di una estensione del racconto del Genesi. Sapevo che il bambino non era una mia proprietà, ma un dono del Creatore che era mia responsabilità accudire. Avevo in mente il pensiero di Kahlil Gibran "il bambino è la freccia e i genitori sono l'arco". Ero un Padre-padre. (Ora Tommy ha 29 anni, si è diplomato a Berkley e si sposerà con una donna vietnamita in agosto).

Vince mi ha chiesto: "quando tornerai al lavoro?" Io ho risposto "la messa è alle 8 del mattino". Quando salii le scale della chiesa di campagna costruita nel 1898, c'era molta gente sui due lati dei dodici gradini, sorridendo e salutandomi con un "buongiorno Padre".

Le preghiere dei fedeli includevano una intenzione per la nuova vita. Tommy era il nostro secondo figlio; Stephen Alexander era nato due anni prima, ma non avevo assistito al parto. Molti della Comunità di Cristo Signore e Fratello conoscevano anche Steve. Una domenica, durante la messa mensile dedicata ai bambini, io ero in camice seduto per terra, contornato dai bambini, quando Steve venne a sedersi sul mio grembo, si guardò intorno, e sembrava pensare "cosa ci stanno a fare qui tutti questi bambini?".

Tommy veniva accolto come membro della comunità. Come un bulbo di tulipano ancora dormiente nelle campagne della Silicon Valley era sbocciato un presbiterato uxorato dopo 700 anni di inverno clericale. Quelli furono giorni gloriosi per la gente e per quel prete. Gesù era vivo!

(Steve è sposato con Maydya, proveniente dalla Catalogna, Spagna, padre di due figli; insegna matematica all'università locale ed è stato eletto docente dell'anno nel 2006 nella scuola San Jose Unified School).

Steve, il bambino delle sorprese, arrivò un po' in ritardo nel 1977. Salutai mia moglie con un bacio quando uscii per celebrare il funerale di mio fratello, il giudice Alexander John McMahon di Sonoma, a sessanta miglia di sistanza. Durante la messa funebre di Al, arrivò mio figlio, come mi avevano annunciato al telefono quel mattino stesso. Potete immaginare l'insieme di sentimenti che provai guardando mia madre seppellire il suo figlio più grande, alla presenza del suo nuovo nipote e di suo figlio, genitore novello... la vita col suo Ying and Yang. Il mio dilemma, un prete cattolico con un altro figlio nel bel mezzo dell'ostilità della chiesa istituzionale verso le donne e il matrimonio dei preti. Sapevo inoltre di essere una presenza importante per la stabilità della nostra comunità post-conciliare. Alcuni mi definivano peccatore, altri semplicemente umano.

Poco dopo la nascita di Stephen ho sperimentato per l'ultima volta il senso di colpa; ancora immaturo nella sfera sessuale e non volendo scandalizzare la chiesa, ho portato la mia lettera di dimissioni alla cancelleria; tornai in parrocchia senza aspettare che fosse aperta. Essendo ordinato da venti anni e avendo collaborato con il vescovo molte volte per sistemare numerosi scandali, l'arcivescovo  mi concesse di restare come pastore … mi chiedeva in cambio solamente di abbandonare mia moglie e i miei figli per tornare ad essere un buon prete.

Ora ero adulto, consapevole del gioco segreto in atto all'interno di un affare chiamato Romanismo; avevo una chiara visione dell'episcopato stile medievale completamente avulso dalla realtà, che pensava solo a proteggere i beni della chiesa.

Dapprima sbalordito e per il bene della gente, gli ho mentito (come avevo già fatto in passato molte volte per riportare il senso di giustizia nella parrocchia); accettai di tornare temporaneamente a New Almaden. L'arcivescovo mi disse che avrebbe cercato due preti che mi sostituissero nella mia splendida comunità post-conciliare; ma la sostituzione non avvenne e la gente non poté che frequentare i due figli di MacMahon. Io ed Elaine decidemmo il 4 gennaio 1980 che era tempo di lasciare e di interrompere la mia doppia vita. Ero terapista in una agenzia dove mi occupavo  degli adolescenti scappati di casa ed ero pastore di una bellissima comunità. Dopo il confronto con l'arcivescovo non mi sentii più in colpa. Il senso di colpa, come una colla, tiene insieme due opposti, nel mio caso, una promessa fatta innocentemente da giovane senza precisa cognizione, e il diritto donatomi da Dio di essere un essere umano completo.

Voglio raccontare una storia che risale al 1969 relativa ad alcuni parrocchiani ubriachi e al sottoscritto, prete ordinato da 15 anni. La vita di un prete è solitaria; in precedenza il clero stacanovista si teneva lontano dalle tentazioni e dal peccato riempiendosi la vita di impegni. Sapete, tenere in ordine i libri della chiesa, le strutture, per alcuni aveva significato immergersi nella routine e perdere interesse nella vita spirituale comunitaria e nella socialità; raramente io bevevo alcolici, specialmente nelle feste parrocchiali. La parrocchia dello Spirito Santo organizzò una grigliata per i volontari, sui quali la parrocchia contava molto per una miriade di attività; i cuochi erano stanchi, la carne non fu cotta in tempo e la gente bevve troppo. Mi sembra di rivederli, tre coppie, venire verso di me col coltello fra i denti per bloccarmi. Pestarono il prete "di Dio" per le sue posizioni sul controllo delle nascite, senza pietà; la parte dell'adolescente che era in me non disse una parola, ben sapendo che la mia parte adulta ribelle rifiutava i dettami sul controllo delle nascite nelle omelie fin dall'era di Paolo VI. Ero triste ed avevo paura, cercavo protezione nella mia psiche immatura; ero già stato mandato via da due parrocchie in precedenza, circa tre anni prima, poiché l'arcivescovo proteggeva due vecchi preti che odiavano le donne e i bambini messicani. Lasciai così una parrocchia di ubriaconi e cercai la piacevole compagnia della mia vecchia amica Elaine, trascorrendo il resto della serata con lei davanti alla TV. Ritornai in parrocchia verso mezzanotte, quando tutti erano andati via; feci un rapido giro per controllare che l'acqua dei bagni fosse chiusa, spensi tutte le luci e chiusi tutte le porte. Mentre scrivo ho ancora il vivo ricordo della mia sensazione di tradimento; andai a letto interrogandomi se quello fosse un modo umano di vivere o uno stato clericale sano, insomma se ne valesse la pena. Nei sette anni che seguirono sposai Elaine, mia fedele amica da 20 anni e ebbi due figli.

La gente della vecchia parrocchia, dove ero stato per sette anni, aveva spettegolato a lungo sul prete liberale padre di due figli; nel bollettino domenicale della chiesa c'era una notizia: "sappiamo di una nuova parrocchia nata nelle vicinanze; per favore accertatevi di lasciare le offerte nei nostri contenitori". (Questa è la vecchia chiesa UNA, CATTOLICA E APOSTOLICA).

Un giovane vescovo, amico di allora e ancor di più oggi, bussò alla porta della rettoria e disse "Tom, sappiamo che hai un figlio"; ed io risposi "Frank, ne ho due e mi sembra che la tua visita sia quasi come una indagine della Gestapo nei bassifondi francesi durante la seconda guerra mondiale; sono felice che la sciarada sia finita". Da allora io ed Elaine prendemmo una casa per conto nostro e i ragazzi iniziarono la scuola; la gente cominciava a capire che il prete che aveva officiato il matrimonio la domenica era anche membro del PTA (Associazione Americana di famiglie). Sia io che Elaine eravamo stanchi dell'ignoranza di coloro che giudicano male un prete con famiglia; agivano come se io appartenessi a loro, a loro esclusivo uso.

Fu quello il periodo in cui gli uffici della cancelleria cominciavano a ricevere notizie degli abusi sessuali dei preti; dopo tre anni dal mio allontanamento un prete, che aveva già scontato una pena detentiva per abusi sessuali, divenne parroco. Gente arrabbiata che non sapeva gestire il Vaticano II eliminava i preti sposati; spesso oggi mi chiedo come si pongano di fronte alle notizie sul clero pedofilo. Ho letto di recente che è probabile che ci saranno nuove rivelazioni di abusi almeno per i prossimi 16 anni. Quando Giovanni Paolo visitò l'America nel 1985, una emittente televisiva locale, la Bay Area di San Francisco, venne a casa nostra per una intervista che durò sei ore, sulla nostra famiglia e sulla nostra nuova comunità domestica. L'intervistatore non si dava pace pensando che ero stato prete dell'arcidiocesi per 26 anni e sono stato cacciato perché avevo una famiglia. Da allora molti membri della Comunità di Gesù Nostro Fratello, ancora esistente, frequentarono la nostra famiglia allargata, spezzando il pane, imparando il messaggio di Gesù, con incontri settimanali. Sono rimasto la loro guida; oggi (20 aprile 2008) ci siamo confrontati sulla connessione tra la vita monastica e la liturgia medievale e l'esigenza della gente di oggi nell'era tecnologica (basti ricordare il cappello del vescovo, il simbolo medievale di un proprietario terriero). Oggi mi sento un insegnante un po' vecchio, ma posso affermare insieme ad Agostino, che sono un membro del Popolo di Dio; lo Spirito di Gesù in modo semplice guida i nostri incontri. Siamo la chiesa del mondo moderno e la nostra gente sa di appartenere ad un popolo sacerdotale. Spesso mi complimento con la gente che è convinta che il vescovo dovrebbe avere famiglia e dovrebbe sposarsi. E mi chiedo: quanti vescovi sarebbero dei bravi padri di famiglia?

Torniamo con un balzo indietro al 1954, l'anno della mia ordinazione.
Per anni continuavo a domandare ai vecchi preti come riuscivano a gestire la bellezza e l'attrattiva del corpo femminile, senza ricevere mai una risposta sensata.

Nel giro di un mese dalla mia ordinazione scovai il mio vecchio amico e confessore, la buonanima di Mons. Mark Hurley. Ritenevamo entrambi che la confessione fosse la strada verso la sanità spirituale. Allora 25enne, condivisi con Mark la mia situazione parrocchiale, giovani padri e madri e tanti bambini, e, invece di essere un prete alcolizzato, ero felice. La conversazione andò più o meno così: "Mark, ho un problema; oggi mentre distribuivo la comunione (i comunicandi allora si inginocchiavano e il prete doveva inchinarsi per mettere l'ostia sulla lingua) ho visto più scollature di quante non ne abbia mai immaginate. Il mio problema è che ho trovato questa esperienza meravigliosa e so che lo sarà ancora la prossima domenica". Per anni ho continuato a chiedere ai vecchi preti come gestivano la bellezza e l'attrattiva del corpo femminile, senza ricevere mai risposte sensate. Quando ero in seminario da adolescente confessavo di sfogliare riviste porno, ma la situazione era differente perché non potevo chiamarlo peccato né da parte mia né da parte della fanciulla innocente. Ho iniziato a capire che come prete avevo smesso di essere un essere umano e la mia natura diventava creativa. Ero attratto dalle donne. Elaine mi insegnò a ballare quando avevo 40 anni. Ancora oggi, a 79 anni suonati, mi sento eccitato di fronte al seno femminile.

Cominciai a capire perché i preti si dedicavano all'alcol: esso uccide il potere del testosterone. Prima del Vaticano II quattro preti si incontravano per recitare il vespro, due o tre sicuramente avevano l'alito che sapeva di bourbon o scotch e poi bevevano vino a cena … e poi subito a letto, bei tempi! Il Vaticano II ha introdotto riunioni e incontri da tenersi dopo cena con i parrocchiani, consigli parrocchiali, comitati amministrativi, ecc. ai quali il prete deve partecipare. Ricordo bene alcuni incontri tra chierici in cui la condotta personale del prete era l'argomento principale; dobbiamo affrontarlo come "ex opere operato" nei nostri esercizi spirituali estivi sui sacramenti.

Negli ultimi sei anni del seminario maggiore ero più coscienzioso, lasciavo che lo Spirito Santo mi guidasse fino a diventare il miglior prete possibile per il bene della gente; quella chiamata misteriosa ha dominato la mia vita dopo aver incontrato papa Giovanni XXIII ed essere diventato consulente esterno del suo Concilio. Ogni giorno in seminario pregavo S. Francesco: "Signore, fa di me uno strumento della tua pace". Ho un appunto sul mio computer: io sono stato argilla nelle mani dello Spirito, a volte con gioia, a volte con dolore. Credo sinceramente che la mia vita sia stata guidata dallo Spirito di Gesù Cristo. Anche oggi credo di essere ancora guidato dal Vangelo e dalla chiamata al mistero di Dio.
Servite gli altri e lo sperimenterete anche voi. Salvare il cristianesimo non dipende dall'accettare un clero uxorato, anche se aiuterebbe; il futuro del cristianesimo è nelle mani della gente ordinaria. Il popolo possiede la grazia dell'umanità.

Avete letto il resoconto della vita di una persona che si è lasciato ingabbiare dal presbiterato ai tempi della scuola; nei miei 70 la mia vita è cambiata e si è intrecciata con Gesù, il Sommo Sacerdote. Il presbiterato di Gesù è un servizio all'umanità; il Maestro ci ha consigliato di "lasciare doni all'altare solo dopo esserci riconciliati col vicino". Dovevo lasciare il clericalismo per poter seguire il presbiterato di Gesù. Non serve entrare in seminario per essere prete.

Tom McMahon
(Traduzione di Stefania Salomone)

 
[versione inglese]

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SACERDOTI LAVORATORI SPOSATI

http://nuovisacerdoti.altervista.org

"Sacerdoti lavoratori sposati" è un'associazione che si propone di sviluppare e promuovere servizi di ordine psicologico, materiale e spirituale a favore di sacerdoti  religiosi e religiose che hanno scelto o sono orientati a scegliere il matrimonio. L'associazione svolge le attività di servizio diretto al sacerdote religioso o religiosa  in difficoltà, sensibilizzazione, formazione, aiuto per inserimento lavorativo.

Novità dal Sito

2 COMUNICATO STAMPA

Pianeta "preti sposati": Milingo e Sguotti non rappresentano tutti...

L'associazione dei sacerdoti lavoratori sposati  ha commentato la notizia dell'arrivo di Mons. Milingo in Italia e della programmata Messa per sabato prossimo 19 luglio alle ore 9 in provincia di Vicenza in Via Nazionale nel comune di Grumolo delle Abbadesse. In tale occasione è prevista la partecipazione di don Sante Sguotti.

Oggi molte comunità cristiane sono vittime della costante diminuzione del numero di preti cattolici. A fronte di 100 preti americani che muoiono, vanno in pensione o lasciano il ministero, ci sono solo 35 nuove ordinazioni. Don Serrone rinnova l'invito alle gerarchie vaticane di rendere il celibato facoltativo: il celibato dovrebbe essere opzionale. La sua attività per l'associazione si è ridotta da gennaio 2008, limitandosi soltanto alla difesa di alcuni casi per i diritti civili, dopo aver partecipato attivamente a vari incontri in Italia, negli Usa e in Corea del Sud.

I vari gruppi di preti sposati hanno posizioni diverse. In Internet esistono i testi con molte indicazioni e suggerimenti utili.

«Alcuni uomini laici che hanno ammesso di aver pensato di farsi preti, poi hanno aggiunto: "però mi sento chiamato anche al matrimonio, vorrei essere marito e padre".

Considerando che ci sono molti preti sposati di rito orientale o che si sono convertiti al cattolicesimo, cosa impedisce ancora al Vaticano di concedere il matrimonio a tutti i preti?
Il celibato è una norma della chiesa, non un dogma. Papa Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI, hanno la possibilità di cambiare questa norma in ogni momento lo ritenessero opportuno. C’è un discreto numero di conferenze episcopali che fanno appello affinché il Vaticano rifletta e discuta sul tema del celibato, se sia cioè il tempo per una nuova normativa nel rispetto di ciascun candidato al presbiterato.

Alcuni gruppi ritengono che si debba discernere non sul fatto se siamo chiamati al matrimonio o meno, ma se siamo realmente chiamati al presbiterato.

Il Signore ha garantito agli apostoli e ai loro seguaci il diritto di portare le mogli con loro e che venissero mantenute dalle comunità. Astenersi volontariamente da questo diritto è possibile e previsto, ma è una questione soggettiva: il diritto, la libertà di sposarsi, rimane garantita dal Signore. La domanda quindi è sempre la stessa – e più puntuale di prima – se, contrariamente al diritto di tutti gli uomini, inclusi gli apostoli, di avere una moglie, garantito da Dio il Creatore e da Cristo Signore, la proibizione della chiesa in qualità di legislatore, possa ritenersi valida. Non è piuttosto una legge nulla fin dalle origini? Dobbiamo prestare la massima attenzione a questa domanda decisiva.

La Chiesa è in difficoltà nel suo compito di annunciare il Vangelo perchè i sacerdoti sono sempre meno;deve superare il pregiudizio del celibato obbligatorio,aprendosi,oltre che agli anglicani,anche ai suoi preti sposati che sarebbero pronti a riprendere il ministero.

Negli interventi dei vari gruppi di preti sposati, sembra avvertirsi il solito comune denominatore: ognuno è convinto di possedere verità assolute da comunicare. :"Ognuno lavora su temi o su attività che più gli piacciono, trascurando l'insieme del lavoro che poi crea unità".

Il problema del matrimonio nel clero cattolico non è poi così fondamentale?

Prima o poi, forse prima che poi, spinti dalla necessità, ci arriveranno: ma che ce ne facciamo di un clero ammogliato, se clero rimane? Vogliamo una casta più solida, appagata ed efficiente?

Cosa è stato il Concilio Vaticano II e cosa è, a quasi mezzo secolo di distanza: un’ opportunità ancora da realizzare pienamente o un colossale abbaglio o un clamoroso aborto?
Il problema è la mancanza di risorse umane e materiali. Intanto siamo impegnati a trovare soluzioni a chi è in difficoltà, nei primi tempi dopo l’uscita dalle istituzioni chiesastiche.
Esistono interessanti possibilità, senza impiantare altre strutture, complicate e costose da gestire.

Non si tratta di elemosina o di compassionevole soccorso agli indigenti, pur utili in certe circostanze; sono offerte di accoglienza e disponibilità per accompagnare coloro che necessitano della solidarietà altrui, nel pieno rispetto della libertà e dignità personale.

Condizione irrinunciabile è utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione, con l’assunzione della propria responsabilità per ri-costruirsi un futuro.
Il problema sta nella non produttività del metodo

Non è la prima volta che la chiesa cattolica ammette dei preti anglicani (sposati o meno non mi fa differenza) che prendono posizioni "contro" la loro confessione religiosa. E non mi pare un buon esempio alla luce del dialogo ecumenico e neanche per avere "più preti". Rimane, ovviamente, la macroscopica contraddizione: si accoglie chi "disobbedisce" dall'Anglicanesimo ma ci si guarda bene dall'esaminare seriamente i guasti che si producono a casa propria invocando proprio la "disubbidienza"! Due pesi e due misure, come sempre avviene quando si fa politica e si dimentica il Vangelo.
Alcuni preti sposati credono che ormai sia finita una specie di ’68 dei preti sposati. Intendo il tempo delle rivendicazioni, della accuse magari vere, dei rinfacciamenti e delle polemiche. E’ una costruzione in negativo. Magari sarà stata utile a suo tempo, ma non ha sbocchi.

Non condivido invece lo spazio che viene dato a chi tiene, o ha tenuto, i piedi in due staffe. Preti fuori e sposi... dentro. Rispettiamo, ma non approviamo don Sante Sguotti e Mons. Milingo che provengono da questo tipo di esperienze e pertanto non ci rappresentano pienamente. Hanno fatto a nascondino per molto tempo. Fare a nascondino qualunque ne sia il motivo, mi ha imbarazzato, commenta don Serrone:: "ho detto a loro direttamente di prendere le proprie responsabilità; per don Sante durante il periodo dei mesi della negazione della sua paternità e per Milingo in relazione agli anni oscuri dal 2001 al 2006 quando lasciò la sua donna sola".

Se vorremmo giungere a un sacerdozio che preveda il matrimonio, dobbiamo essere non tanto tribuni, ma gente che testimonia. Gente alla Charles de Faucoult che nel deserto dei nostri giorni, delle incomprensioni di tanta gerarchia, semina nel silenzio e nella preghiera e ottiene frutto a suo tempo. Anche il deserto può fiorire. E’ una questione di fede. Sofferta e adulta. Che farà arrivare a mete impensate.»

15 luglio 2008

 

2 NEWSLETTER

N° 6 luglio 2008
 

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VOCATIO

www.vocatio2008.it

"Vocatio" è l’Associazione dei preti sposati italiani. Associazione di donne e preti, religiosi e religiose, cattolici, per una chiesa dal basso.
Vocatio delinea la propria identità nell’impegno di realizzare un nuovo modo di essere e di agire nella chiesa in riferimento alle istanze innovatrici innescate dal Concilio Vaticano II.
Dalla concezione della chiesa-cittadella, arroccata sul monte e separata dal mondo, con struttura rigidamente gerarchica, detentrice assoluta di verità, che salva solo chi, separandosi dagli altri, si rifugia nelle sue mura, si passa alla concezione di chiesa-mistero-comunione del popolo di Dio che realizza la sua missione nel camminare con l’uomo, specie il più emarginato e privo di potere, nel condividere in pieno, senza separazione o privilegio alcuno, “gioie e speranze, tristezze e angosce” degli uomini.

Nella fedeltà al Vangelo, Vocatio opera:

  • per superare la configurazione clericale dei ministeri ecclesiali e l’emarginazione della donne

  • per esigere il rispetto di tutti i diritti umani anche dentro la chiesa

  • per giungere al pieno riconoscimento dei preti sposati, senza avanzare rivendicazioni corporative, né la riammissione ufficiale nell’ordine gerarchico.

Novità dal Sito

LA GERARCHIA ECCLESIASTICA CATTOLICA CORREGGE IL  PADRE  ETERNO

Leggiamo nella Genesi 2,18 :

Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare una aiuto che gli sia simile”.

E ancora nella Genesi 1,27 :

Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò”.

Quindi nessun individuo da solo o da sola realizza questa immagine e somiglianza.

Invece per mille anni, per tutto il secondo millennio,  i papi e i vescovi hanno imposto ai preti di vivere celibi, inventando la legge “demoniaca” (Nuovo Testamento I Tim.4) del celibato obbligatorio.

In questi ultimi mesi due parroci sono stati costretti a dare le dimissioni perché hanno amato una donna: nel mese di maggio 2007 don Paolo Curtaz, parroco delle “parrocchie del Paradiso”, in Val d’Aosta, e nel mese di agosto don Sante Sguotti, parroco di Monterosso, vicino ad Abano Terme.

Ma questi due casi non sono altro che i due ultimi anelli (ultimi?) di una lunga catena che ha avuto inizio nel 1100 quando Abelardo, grande teologo di Parigi, è stato evirato e la sua compagna Eloise rinchiusa in convento; catena continuata  poi  nel 1300 quando fra Dolcino anche lui evirato e bruciato vivo con la sua donna, Margherita di Trento.

Catena che ha avuto il suo massimo fulgore  nel 1500 con la santa Inquisizione, per cui, in questo periodo,  oltre nove milioni eretici e streghe sono state torturati e mandati al rogo (fonte:Hans Kung).

Arriviamo al 2000, anno del Giubileo, dove in un convegno, in Vaticano, di tutti i Superiori Religiosi maschili e femminili, in occasione dell’Anno Santo, viene alla luce il grave fenomeno di abusi sessuali di vescovi e preti sulle suore, in tutto il mondo, ma in modo particolare in Africa dove si arriva al punto di contatti ufficiali con una badessa di un convento femminile per favorire gli incontri suore e preti al fine di evitare l’aids a questi ultimi nei loro rapporti sessuali e comuni (fonte:National Catholic Reporter 16.03.01).

Facciamo una piccola osservazione sul numero dei preti che hanno abbandonato il sacerdozio per sposarsi in questi ultimi 40 anni: in tutto il mondo sono 120.000 su 400.000.

Per il Vaticano (Annuario Statistico) sono solo 50.000 perché non conta i preti che si sono sposati senza chiedere la dispensa, i quali , secondo le varie associazioni internazionali superano il 50%.    Per la rivista “La Civiltà Cattolica”, mese di marzo 2007, organo ufficiale della santa(?) Sede, sono solo 30.000, perché conta solo il clero diocesano e non conta i religiosi (frati, gesuiti, domenicani, ecc…). 

Ecco come i numeri possono essere manipolati.

Se si pensa poi che i 120.000 preti sposati nel mondo sono solo la punta dell’iceberg di tutto il mondo dei preti invischiato nel sesso e che solo il 10% rispetta la promessa di castità, come si possono accettare i proclami solenni della gerarchia cattolica romana:”…il celibato del clero è una perla preziosa che rifulge sempre più di nuova luce e splendore!….”?

Lorenzo Maestri
dell'Associazione Vocatio e della CDB Nord-Milano

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