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Associazione Culturale "don G. Giacomini"

www.finesettimana.org 

L'Associazione Culturale "don G. Giacomini", svolge un'attività di tipo culturale volta alla divulgazione di una rinnovata riflessione teologica sul senso del credere oggi, attenta ad una rilettura della Parola ed attenta al modo di pensare e di vivere delle donne e degli uomini di oggi. Questa attività si concentra nella programmazione annuale, a partire dal 1979, degli incontri dei "Fine settimana", le cui relazioni sono poi tradotte in quaderni a disposizione di chi le desidera. Da alcuni anni abbiamo un sito che non solo pubblicizza la nostra attività, ma contiene ampie sintesi delle relazioni svolte durante gli incontri.

Novità dal Sito

L’ottavo incontro, nell’ambito del ciclo In ascolto della Parola. La Bibbia nel cammino delle comunità cristiane in compagnia degli uomini, è

sabato 3 maggio 2008

La cultura biblica nel contesto italiano

Analisi e prospettive

relatore: Brunetto Salvarani

presso il Centro Familiare “Madonna delle Grazie” di Madonna di Campagna
viale Azari 130, Verbania Pallanza
con inizio alle ore 15.00

Nel precedente incontro, fr. Enzo Biemmi sottolineava l’urgenza di un preliminare lavoro di igiene mentale, di pulizia dello sguardo per poter affrontare correttamente il tema dell’annuncio della buona notizia agli adulti. Annunciare il vangelo agli adulti non è mai stato un compito facile, innanzitutto perché credere non è mai stato per nessuno una passeggiata tranquilla, come ci testimoniano molti santi, coloro che ci sono proposti come modelli di fede. C’è poi un fatto nuovo e cioè che la fede cristiana è in scacco culturale: un maggior numero di persone ritiene di poter vivere umanamente senza far riferimento alla fede cristiana.

Ma questa situazione di fuori uscita da una cultura di cristianità è una disgrazia o un’opportunità?

La lettura più diffusa è che si tratti di una disgrazia. 18 secoli di cristianità ci hanno fatto ritenere come “dovuta”, come scontata l’adesione di fede e il suo attuale venir meno è avvertito, con rancore, come un torto, da parte di chi pensava di avere l’esclusiva del senso. Chi vede come disgrazia questa nuova situazione ritiene che sia in atto una deriva culturale, da contrastare alzando la voce, mostrando i muscoli, definendo malvagi, ottusi o confusi coloro che non ascoltano la nostra voce.

Ma c’è un’altra lettura possibile della fine della cultura di cristianità. Il venir meno di questa cultura non è interpretato come una deriva ma come una traversata, come un passaggio da una sponda conosciuta ad un’altra ancora sconosciuta. E ogni traversata è carica di rischi.

Da un punto di vista culturale si sono rotte le acque: un vecchio equilibrio è venuto meno, ma in funzione di una vita nuova. Ciò che sta avvenendo non è visto come la fine del mondo, ma di un mondo, non come la fine del cristianesimo, ma di un cristianesimo. La fine di un modello di fede di tipo sociologico (credenti per nascita) può favorire l’alba di una fede come adesione libera, numericamente minoritaria, l’alba di una buona notizia annunciata liberamente a chi liberamente la vuole accogliere. E’ una lettura improntata alla speranza cristiana, per la quale la storia non è alla deriva, ma va verso il suo compimento.

Da che parte ci mettiamo quando annunciamo la parola di Dio? dalla parte dei restauratori di una cristianità perduta o dalla parte delle persone che lavorano per costruire un mondo nuovo, che sta nascendo progressivamente grazie allo Spirito? La gerarchia non manda messaggi univoci e sono compresenti attualmente le due concezioni di evangelizzazione. Da parte di chi è esterno o di chi ha un’appartenenza ecclesiale debole, la chiesa viene vista come colei che fa la lettura della deriva, della disgrazia, contribuendo così a mantenere le distanze.

 Collocandoci nella prospettiva della lettura della realtà di oggi non come disgrazia ma come opportunità dobbiamo recuperare ciò che abbiamo trascurato in 18 secoli di cristianità e cioè la dimensione della libertà. In una società pluriculturale la fede torna al suo statuto originario di proposta libera e di adesione libera. In una società di cristianità non c’era bisogno di proporre, di evangelizzare, perché si nasceva cristiani. La nuova situazione ci chiede una rinnovata capacità propositiva, non finalizzata a catturare l’altro, ma a liberare la libertà dell’altro. Ci chiede uno sguardo di simpatia nei confronti degli adulti, al di là dei loro percorsi morali (Gesù non ha mai avuto problemi con i peccatori, ma con le persone “religiose”, con coloro che erano a posto).

 Nella prospettiva della traversata, della speranza, del parto di un mondo nuovo il registro fondamentale del primo annuncio è la testimonianza: dire anzitutto agli altri ciò che per grazia siamo diventati. Non si tratta di dimostrare che il vangelo ha ragione, ma di mostrare che mi ha reso più umano: è la forza della testimonianza. Quando abbiamo tanto bisogno di difendere il vangelo, vuol dire che non lo manifestiamo più.

La testimonianza va sempre fatta nella modalità del dialogo. Chi evangelizza si lascia evangelizzare, chi insegna si lascia istruire, come sa chiunque abbia lavorato nel campo dell’educazione. Come diceva la Gaudium et Spes, la Chiesa ha tanto da dare, ma anche tanto da ricevere.

Dopo aver a lungo riflettuto sulla centralità e sull’importanza della Parola di Dio contenuta nella bibbia per la comunità dei credenti, con Brunetto Salvarani, la riflessione si allarga all’intera società e alla sua cultura. La Bibbia non è solo la testimonianza di fede del popolo di Israele e delle prime comunità cristiane, normativa per i credenti, ma è anche una delle grandi radici che hanno alimentato e alimentano la nostra cultura e civiltà. A prescindere da qualsiasi opzione religiosa i testi biblici disvelano mondi, prospettive, orizzonti ricchi di senso e di sapienza per chiunque. Purtroppo permane la convinzione che del bagaglio culturale di un italiano mediamente istruito non debba far parte la conoscenza del testo biblico, nonostante poi magari si chieda a gran voce di tener conto delle radici ebraico-cristiane dell’Europa. Proprio l’attuale pluralismo culturale e religioso può costituire una nuova opportunità per una più seria conoscenza dei testi biblici.

Degli incontri già effettuati sono presenti nel sito ampie sintesi delle relazioni svolte.

nel sito http://www.finesettimana.org

oltre all’ampia rassegna stampa (giornali e riviste italiane e francesi), iniziata più di un anno fa e aggiornata quotidianamente, sui temi di fede, cultura ed etica

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MO.CO.VA.

www.mocova.it 

Il MO.CO.VA. (Movimento Concilio Vaticano II) si batte perché il Concilio Vaticano II non sia solo un evento ufficiale, formale e giuridico, ma fonte ispiratrice di dialogo cordiale e intelligente con l'uomo contemporaneo. Il Concilio è stato svuotato e tradito: occorre il suo rilancio vitale.

Novità dal Sito

SANGUE COLOR FUCSIA

COMUNICATO STAMPA DEL 1 APRILE 2008

Il MO.CO.VA. (Movimento Concilio Vaticano II) si associa alla «giornata del silenzio» del 25 aprile indetta dalla comunità omosessuale in ricordo di Larry King.

Aveva 15 anni, era gay ed era femminile. E soprattutto amava.

Amava indossare i suoi stivaletti fucsia dal tacco di 9 centimetri. Amava portare gli orecchini, amava rossetto e mascara, amava laccarsi le unghie.

< style="MARGIN: 0cm 40.9pt 0pt 0cm; LINE-HEIGHT: 150%"> Un compagno di classe ha sparato a tanta vita.

Larry King aveva una voce splendida, avrebbe cantato l’inno nazionale all’apertura della stagione di baseball.

Il MO.CO.VA. propone, in amicizia a Larry, di abolire dal vocabolario e dal linguaggio il termine “effeminato”, sostituendolo con “femminile”.

Larry, la tua voce di usignolo risuonerà per sempre nella sala del trono dell’Agnello.

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Noi Siamo Chiesa

www.we-are-church.org/it

E’ il sito di “Noi Siamo Chiesa” che è un movimento impegnato nella riforma della Chiesa cattolica nella linea delle indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II. Esso opera in una prospettiva ecumenica e di dialogo interreligioso, è indipendente da qualsiasi struttura organizzata della Chiesa ed aderisce all’International Movement We Are Church-IMWAC

Novità dal Sito

PERCHE "NOI SIAMO CHIESA" ADERISCE ALLE VEGLIE PER LE VITTIME DELL'OMOFOBIA 2008?

"Carissime sorelle e fratelli, dall'inizio abbiamo aderito alla vostra evangelica proposta di organizzare una veglia ecumenica contro l'omofobia e l'abbiamo sponsorizzata come nostra.
Essa è necessaria perché nelle nostre Chiese - oltre che nella società - permangono vecchie culture, insensibilità, discriminazioni che causano sofferenze e, a volte, veri e propri drammi.

A ciò corrisponde la rigidità delle posizioni della gerarchia cattolica. Nel nostro piccolo siamo impegnati perché l'indiscriminata accoglienza di Gesù di Nazareth nei confronti di tutte/i si diffonda nella nostra Chiesa e perché le esclusioni- tutte le esclusioni- scompaiano nella dottrina e soprattutto nella prassi.

L'"Appello dal popolo di Dio", testo fondativo del nostro movimento, prevede esplicitamente la fine delle discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali. Nel '99, con il Guado (gruppo di credenti omosessuali di Milano), abbiamo organizzato il convegno su "Fede e persone omosessuali"  in cui abbiamo cercato di indicare le strade da percorrere e di cui abbiamo raccolto i contenuti nel "Posto dell'altro".

Qualcosa si muove nelle nostre Chiese ma il cammino è ancora troppo lungo e molto faticoso. Lo percorreremo insieme".

Vittorio Bellavite,
portavoce del Movimento "Noi siamo Chiesa"

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Teologia e Liberazione

teologiaeliberazione.blogspot.com

Da un piccolo gruppo di persone legate ad una parrocchia torinese è nato questo blog.
 Le motivazioni scatenanti sono legate alla percezione, sempre più forte, di una chiesa senza libertà, e quindi la necessità di una fede LIBERATA e di una teologia della Liberazione. Una possibilità di credere in un vangelo che dal basso salga fino alle gerarchie della chiesa per convertirle, per mostrare un volto più umano, per dare speranza a tutti coloro che non si sentono accolti, amati, rispettati da questa chiesa, per dare spazio alle loro istanze di libertà.
 Il blog raccoglie pensieri, riflessioni, commenti, articoli. Abbiamo scelto di chiamarlo “Teologia e Liberazione. La voce di chi non ha voce” per l’amicizia che alcuni di noi nutrono verso il popolo latinoamericano e per le prassi di liberazione che si sono sviluppate nel Sud del mondo. Il sottotitolo indica i destinatari del messaggio: i poveri, le donne, gli omosessuali, chi cerca sinceramente e con umiltà la verità, chi cerca la pace, ….

Novità dal Sito

1 DOVE STA ANDANDO L'ECUMENISMO?

Dialogo con Letizia Tomassone

Dove sta andando l'ecumenismo? Bella domanda! Non è facile rispondere e le prospettive non sembrano essere delle più rosee, certo bisogna dialogare per scoprirsi vicendevolmente e per non accontentarsi delle risposte «ufficiali».

Il dialogo, organizzato dal Gruppo comunità «nascente» di Torino, si è tenuto venerdì 8 febbraio e ha visto la partecipazione della pastora valdese Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle Chiese evangeliche italiane, della professoressa Anna Campora, e di don Franco Barbero... [continua...]

 

2 È ATTIVO IL NUOVO BLOG:

 http://antoniettapotente.blogspot.com/

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