Piergiovanni Palminota è stato
uno dei fondatori dell’associazione del Guado una ventina
di anni fa; una delle persone che ha sempre accompagnato
con il suo sostegno e la sua simpatia le iniziative che
il gruppo ha portato avanti; uno dei pochi esponenti del
Guado che non ha avuto paura di esporsi in prima persona
per dare voce all’esperienza degli omosessuali cristiani.
Oltre che per il suo lavoro di
magistrato, Piergiovanni Palminota si é fatto conoscere
per la sua attività giovanile all'interno del movimento
per la Pace e per la sua continua testimonianza di prossimità
nei confronti delle esperienze cristiane vicine alle comunità
di base e, più in generale, al dissenso cattolico.
Dal primo insorgere del movimento
delle Comunità a Roma, infatti, fu attivamente impegnato
a sostenerne i primi passi e a promuoverne, poi, lo sviluppo
nella Cdb dell'Aurelio fino al trasferimento a Milano, dove
ha continuato a vivere questa esperienza.
I suoi interventi misurati e
puntuali alle prima assemblee servirono a molti per orientarsi.
Ha raggiunto la casa del Padre
l’11 luglio 2009 e noi lo ricordiamo per la sua fede adamantina,
l'integerrimo impegno professionale e il coraggio con cui
promuoveva le sue convinzioni.
Quello che segue è il suo testamento
spirituale redatto il 15 gennaio 1988.
Compiendo oggi, per grazia di Dio, il mio cinquantesimo
anno di età, revoco ogni testamento procedo con la nomina
di un erede universale di mia cugina ……… , sicuro che si
prenderà cura, così come fecero sua mamma e sua nonna, della
nostra tomba di famiglia a Ventimiglia, dove sono stati
e saranno sepolti i nostri cari e dove io pure voglio essere
sepolto, nel loculo contiguo a quello in ove giace mia Mamma,
Silvia Laurina Odetto. Sulla lapide dovrà scriversi solo
il nome e cognome, la data di nascita e quella di morte.
Nei limiti consentiti dalla legge rifiuto ogni consenso
al trapianto di organi e ad ogni altra manomissione delle
mie spoglie.
A tutti i parenti e a tutti gli amici, esprimo affetto
e gratitudine senza limiti, su tutti invoco la benedizione
dell’altissimo.
Professo la fede in Gesù Cristo e intendo morire
in comunione con la chiesa cattolica, ma rifiuto i cosiddetti
funerali religiosi i quali sono, a mio avviso, nell’attuale
momento storico e soprattutto in Italia, segno di una religione
ridotta, nella maggior parte dei casi, a un fenomeno meramente
esteriore e di convenienza sociale. Funerali religiosi,
matrimoni religiosi, prime comunioni, battesimi dei bambini
sono tutte cerimonie alle quali pochi sanno sottrarsi, anche
fra i non praticanti. Questa situazione nuoce all’autenticità
e credibilità dell’annuncio evangelico. Essa contribuisce
a consolidare il potere politico e sociale delle istituzioni
ecclesiastiche in un paese che, stando alle statistiche
dei battesimi, dei matrimoni e dei funerali, appare religioso
e cattolico nella quasi totalità dei suoi abitanti, mentre
invece la realtà è ben diversa.
Per quanto ho potuto, mi sono impegnato nella lotta
per una chiesa libera e senza potere in una società dalla
quale fossero banditi ingiustizie e compromessi. Non voglio
che il mio funerale sia in contraddizione con la mia vita.
Perciò, se qualche persona delle comunità cristiane di base
( i cosiddetti «cattolici del dissenso»), l’impegno delle
quali ho condiviso, vorrà leggere qualche passo della Sacra
Scrittura, recitare qualche preghiera, suonare e cantare
qualche pezzo, il tutto con la convinta partecipazione di
alcuni almeno dei presenti, sarà ben fatto. Se ciò non fosse
possibile, si metta soltanto la croce e non si compia alcun
rito, salvo qualche preghiera. Meglio, comunque, il
silenzio, piuttosto che qualcosa di inappropriato. In nessun
caso, poi, ministri di culto, eventualmente presenti al
funerale, potranno indossare paramenti o stole, impartire
benedizioni, compiere aspersioni. In nessun caso, infine,
il funerale potrà svolgersi dentro una chiesa o cappella.
Oltre a ciò, voglio che il funerale si compia nel
modo più semplice, con pochissimi fiori, e che in esso sia
data lettura, pubblicamente ed ad alta voce, del presente
testamento dalla prima all’ultima parola. Inoltre una copia
integrale del testamento dovrà essere consegnata a tutti
i presenti, oppure, se ciò non fosse possibile, si provvederà
in un momento successivo a spedirla per posta. In ogni caso
si spedirà tale copia a tutti i miei parenti, amici e conoscenti
che non siano intervenuti al funerali i cui nomi e indirizzi
si riusciranno a ricavare dalle mie carte.
Mi sia permesso ora di esprimervi alcune considerazioni
conclusive.
Magistrato, credo di non aver commesso ingiustizie e
di non aver mai prestato ascolto a voci di lusinga o di
minaccia, né assecondato calcoli politici. Se ho commesso
errori, per ignoranza o negligenza, ne chiedo perdono a
Dio e a chi ne ha subito danno.
Uomo non immune da debolezze e da difetti, ho saputo
accettare il mio destino. Credo di avere, non tanto offeso,
quando piuttosto infastidito e sconcertato molti con le
asperità e le eccentricità del mio carattere, nonché con
la mia pedanteria. Mi si voglia, se è possibile, compatire
e perdonare, pensando che mai, in nessun caso, ho voluto
male a qualcuno e che, quando erano in gioco beni primari,
ho saputo superarmi.
Esprimo infine la mia speranza con le seguenti
frasi (che mi riescono più familiari in latino) tolte dalle
sacre scritture o dalla liturgia..
«Vita mutatur, non tallitura et, dissoluta terrestri
huis incolatus domo, aeterna in coelis habitatio comparatur»«Dilexi
iustitiam, odi iniquitatem» «In te Domine speravi, non confundar
in Aeternum»
Scritto interamente di mia mano e sottoscritto
in Roma, addì quindici gennaio millenovecentoottantotto.
Piergiovanni Palminota |