Caro Papa,
so già che molti si scandalizzeranno quando leggeranno questa
lettera. Altri si metteranno a ridere e mi diranno che sono
il solito ingenuo, che cerca di cambiare il mondo scrivendo
lettere inutili. Qualche anticlericale mi accuserà poi di
alimentare l’illusione che, nella mia chiesa, ci sia qualcuno
che ascolta gli omosessuali credenti come me. Qualcun altro
ancora, cancellerà l’email con cui ho deciso di rendere
pubblica questo mio testo e magari mi chiederà di non seccarlo
più con quelli che considera dei "piagnistei". Come vedi,
caro Papa, scrivendoti, corro il rischio di dar fastidio
a molti.
Tra questi potresti esserci anche tu, anche se spero
davvero che ti possa mettere in ascolto di quello che scrivo,
trasformando così, grazie all’azione misteriosa dello Spirito,
le povere parole che compongono la mia lettera, in quello
che tu hai bisogno di sapere per dare una risposta efficace
ai tanti omosessuali cattolici che guardano a te con speranza.
Avrai certamente saputo di Dino, quel giovane omosessuale
che è ricoverato all’ospedale sant’Eugenio, per le ferite
che ha riportato a causa di un’aggressione che si è svolta
a Roma venerdì scorso. La persona che l’ha picchiato non
approvava il fatto che Dino scambiasse pubblicamente alcuni
segni di tenerezza con un altro giovane che aveva conosciuto
quella sera. Li ha apostrofati, sono volate parole grosse
e, alla fine, li ha aggrediti, ferendoli con un’arma da
taglio.
Di certo non approvi questa aggressione, anche se, probabilmente,
in merito all’opportunità di certe manifestazioni pubbliche
di tenerezza tra due persone dello stesso sesso, potresti
pensarla più o meno come il disgraziato che l’ha compiuta.
Quando eri ancora Prefetto della Congregazione per la dottrina
della Fede, hai infatti reso pubblico un documento in cui
si legge, tra l’altro, che: « Le persone omosessuali che
dichiarano la loro omosessualità sono in genere proprio
quelle che ritengono il comportamento o lo stile di vita
omosessuale essere indifferente o addirittura buono e quindi
degno di approvazione pubblica» criticando quei progetti
di legge che le intendevano tutelare (cfr. Lettera ai vescovi
degli Stati Uniti del 23 luglio 1992: Diritti sociali delle
persone omosessuali).
Sia chiaro a scanso d’equivoci che non sto affatto paragonandoti
all’aggressore di Dino. Tu l’avresti rimproverato educatamente
e non avresti mai approvato la violenza. Il fatto è che
i tuoi richiami, quando vengono letti da un esaltato, rischiano
di diventare una scusa che può giustificare un’omofobia
che è tanto più pericolosa quanto meno viene riconosciuta
per quello che è.
Dico questo perché sono state tante le persone che hanno
criticato le veglie di preghiera per le vittime dell’omofobia
che i gruppi di omosessuali credenti italiani hanno organizzato
negli ultimi due anni. In genere dicevano che non aveva
senso parlare di una violenza omofoba che c’era solo nelle
nostre teste, ma qualcuno arrivava addirittura a negare
l’esistenza stessa dell’omofobia e, citando il Lexicon,
che il Pontificio consiglio per la Famiglia, ha pubblicato
nel 2003, ha affermato che l’omofobia non è altro che uno
strumento di cui si serve la lobby degli omosessuali per
propagandare un loro intrigo psichico.
A costoro. A quelli che, come l’aggressore del giovane
Dino, non si vergognano per gli istinti violenti che suscita
in loro l’immagine di due uomini o di due donne che si scambiano
un bacio. A tutti quelli che rischiano di trasformare la
condanna morale degli atti omosessuali in un sentimento
di disprezzo o in un atteggiamento di emarginazione nei
confronti delle lesbiche e dei gay, credo che si debbano
ricordare queste parole della Congregazione per la Dottrina
della Fede: «Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali
siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole
e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna
dei pastori della chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano
una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi
elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La
dignità propria di ogni persona deve essere sempre rispettata
nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni» (Lettera
Persona Humana su alcune questioni di etica sessuale
del 29 Dicembre 1975).
Ed è in obbedienza a queste parole che ti chiedo di intervenire
per esprimere la tua solidarietà al povero Dino, per condannare
l’episodio di violenza che si è svolto nella tua diocesi
e per condannare tutti gli episodi analoghi che si svolgono
in ogni parte del mondo.
Come scrive il libro della Sapienza «C’è un tempo per
parlare e c’è un tempo per tacere». In materia di condanna
delle violenze contro gli omosessuali credo davvero che
sia arrivato il tempo di parlare, per non diventare inconsapevolmente
dei complici di quei disgraziati che, come l’aggressore
di venerdì scorso, si dimenticano della loro umanità quando
vedono due uomini che si scambiano un bacio.
Con l’affetto di una persona che ti considera sempre
e comunque un padre nella Fede, ti saluto e chiedo la tua
benedizione su di me e su tutti gli omosessuali cattolici. |