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LA CHIESA DEI MIEI SOGNI...
di Patrizia Morgante
 
Stanotte ho sognato il Papa...
 

Stanotte ho sognato il Papa che dalla Piazza San Pietro (non dalla finestra!) seduto a terra con un paio di pantaloni, un maglione e scarpe da ginnastica circondato da fedeli, anch'essi seduti e in silenzio, parlava loro. I fedeli non erano molti, circa una ventina... Scusate, guardando bene hanno microfoni e telecamere: sono giornalisti.

Il Papa inizia a parlare, i giornalisti non fanno domande come di consueto. Aspettano, perché sanno che qualcosa di saggio, profondo e autentico arriverà. Si fidano di questo Papa. Lo hanno già ascoltato, non mente, si mostra per quello che è. Non usa parole per difendere cose sbagliate della sua Chiesa, o per farla sembrare perfetta, o l'unica. È umile, emana amore... Inizia a parlare, c'è silenzio.

 “Care sorelle e cari fratelli, le notizie che ultimamente sono comparse nei vostri giornali, e che voi giustamente avete dovuto riportare, sono state per noi occasione di preghiera e riflessione. Sapere che nella nostra chiesa ci sono suore e preti che sbagliano, che fanno soffrire i fedeli, ci aiuta umilmente a ridimensionare la nostra arroganza, a renderci conto che siamo uomini e donne che sbagliano, fragili, imperfetti. Ci dimostra che non abbiamo l'unica verità, quella è solo di Dio. Gesù ce ne ha mostrata una parte, ma senza mai scrivere una parola. Pensate che si è fidato di ciò che avremmo scritto noi e poi interpretato! Che sognatore!

La nostra è una chiesa fatta di noi, religiosi e religiose, ma anche di tutti voi. Noi sbagliamo e abbiamo bisogno del vostro perdono. Il perdono serve per riconoscere la nostra umanità, non per cancellare l'errore. Quelle persone che voi avete menzionato sui vostri giornali, sono state denunciate se hanno commesso reati. La giustizia civile e penale farà il suo corso: noi la seguiremo con rispetto e verità, senza coprire o mascherare. Quello che però possiamo fare noi è aiutare queste suore e questi preti che hanno bisogno di aiuto, di accompagnamento psicologico e affettivo. Non li abbiamo spostati in un'altra diocesi o in un'altra comunità. Non è rispettoso della loro dignità e di quella dei nuovi fedeli. Sono certa che se dove abito io e nelle parrocchie i preti condividessero di più i propri incarichi e responsabilità con le donne, tanti problemi si affronterebbero diversamente: il Signore ci ha fatti diversi proprio per collaborare. Sappiamo che la donna sa guardare dove l'uomo non vede, sa parlare al cuore, sa toccare le corde giuste. Pensate che bello quando potremo concelebrare insieme!

Ora le cose stanno cambiando, ma quando ci formano nei seminari ci insegnano tante belle cose di teologia e filosofia, ma dimenticano sempre di aiutarci a conoscere la nostra interiorità, affettività, sessualità. Siamo uomini e donne che sentiamo il desiderio di intimità con l'altro, sentiamo il bisogno di essere abbracciati e rassicurati. Questi sono i momenti di maggior tentazione: per questo anche noi abbiamo bisogno di amici e amiche per  alleviare la solitudine.

Voglio ringraziarvi per aver mostrato a tutti una chiesa che può sbagliare, magari aiuta i fedeli a sentirsi accolti nelle nostre chiese, dove anche noi non siamo perfetti, ma vulnerabili. I divorziati, chi ha abortito, gli omosessuali, le prostitute non si sentiranno più giudicati da noi. Ogni volta che qualcuno punterà un dito contro di loro, ci ricorderemo di guardarci prima dentro. E allora le chiese saranno finalmente piene di donne e uomini che sentono il bisogno di essere sanati e di sanare. Si sentiranno che possono partecipare al banchetto di Dio (l'eucarestia) anche se hanno peccato, perché la misericordia di Dio sa guardare nel cuore profondo di ogni essere umano... e li trova la Sua immagine, perché siamo sue creature. Amen”

D'improvviso mi sono svegliata... correvano le immagini in TV di una messa in latino a San Pietro, e quello di spalle sembrava essere proprio il Papa. Era chiaro che era solo un sogno il mio... ma era bello e mi sentivo meglio, con più energia per abitare questa chiesa che oggi mi fa soffrire.